I germi della Shoah, i rigurgiti antisemiti e il ruolo “dei Giusti”

Nel 2005 l’Onu ha designato il 27 gennaio “Giornata della Memoria” in ricordo delle vittime dell’Olocausto. Quel giorno, nel 1945, le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento di

04Auschwitz2Non basta ricordare le vittime della Shoah. Occorre capire come si arrivò a quella mostruosa vicenda. Capire che il primo germe distruttivo fu il miscuglio di intolleranza, nazionalismo e populismo che producono demonizzazione e odio del “diverso” e dello straniero. La folle teoria della supremazia della razza ariana, propugnata per affermare la superiorità della Germania sul resto del mondo, sfociò nella deportazione di massa degli Ebrei e nella costruzione dei campi di sterminio, spregevoli esempi del più perverso e feroce disegno mai concepito da memoria d’uomo.
Di stragi la Storia è piena. Tutte condannabili, ci mancherebbe, ma l’eccidio del popolo ebraico è avvenuto “a freddo”. Deciso negli uffici di un Paese situato nel cuore dell’Europa, considerato civile, colto, evoluto. Il Male irrompe ovunque arrivando anche nel ventre di un mondo levigato e tirato a lucido dove si leggono poesie e si ascolta Beethoven. Come scordare le immagini di larve umane scattate ai sopravvissuti dei lager, all’atto della loro liberazione?
04Auschwitz2L’ingresso delle truppe russe ad Auschwitz fece conoscere al mondo quelle folli realizzazioni e la ferale sorte inflitta a milioni di inermi individui, compresi Rom, Sinti, omosessuali… colpevoli, agli occhi di uno dei più feroci dittatori unitamente allo stuolo di sostenitori, di essere “diversi”. I negazionisti di un tale orrore che ha marchiato, per sempre, pagine di storia, sanno utilizzare strategie finalizzate a far passare per falso ciò che è maledettamente vero. Lo fanno manipolando documenti, sottraendo le parti che cozzerebbero contro le loro opinioni, usando testimonianze false rilasciate da altrettanto fraudolenti testimoni. Agiscono in modo subdolo mascherando, dietro la difesa della libertà di espressione, una propaganda pericolosa mirante a far scomparire, in una fitta, indistinta nebbia la verità storica. è così per l’Olocausto, per le foibe, per i gulag sovietici… reticenze che perdurano nel tempo alimentando rigurgiti di ideologie che la Storia ha condannato chiaramente al totale disprezzo e ribrezzo.

L'ingresso al campo di Auschwitz oggi
L’ingresso al campo di Auschwitz oggi

Necessario ricordare, il 27 gennaio, anche l’importante ruolo che ebbero i “Giusti”, ossia coloro che si prodigarono, esponendosi a gravissimi rischi, per salvare gli Ebrei dalla sorte agghiacciante designata, pur non appartenendo al loro popolo. La loro encomiabile opera deve essere di perenne esempio, impedendo che l’oblio scenda su uno scenario che non deve ripetersi più. Mai più.
Nella Giornata della Memoria facciamo silenzio dentro di noi per meglio comprendere i valori eterni del rispetto della dignità dell’uomo, della libertà, del dialogo, della condivisione, della democrazia, senza cedere a nessuna forma di violenza, neppure di fronte a quella che cerca giustificazioni nella fede.
Un 27 gennaio che risvegli attenzione, vigilanza e pronte reazioni dovunque si manifesti il germe dell’intolleranza, in qualsiasi modo. Anche in Paesi che si sono dati dichiarazioni di principi e Costituzioni democratiche. Apriamoci alla speranza, lavorando, ogni giorno per il bene, per consegnare, ai nostri ragazzi, un futuro di pace. (Ivana Fornesi)

I Sommersi e i Salvati: ebrei a Pontremoli al tempo delle leggi razziali

sommersi_salvatiIn occasione della ricorrenza del Giorno della Memoria l’ISRA (Istituto Storico della Resistenza Apuana) e l’Istituto “Malaspina” di Pontremoli organizzano per giovedì 30 gennaio a partire dalle ore 9,30 nel teatro “Cabrini” di Pontremoli un incontro pubblico nel corso del quale gli studenti del Liceo Linguistico, insieme con la loro insegnante prof.ssa Stefania Nuvoloni e con il coordinatore didattico dell’ISRA prof. Angelo Angella, presenteranno le conclusioni del progetto I Sommersi e i Salvati: identità e sorte degli ebrei residenti a Pontremoli al tempo delle leggi razziali”.
Sarà inoltre presentato il quaderno “Treno della Memoria. Un viaggio per non dimenticare…”, pubblicato dall’ISRA per consentire agli studenti liceali lunigianesi di esprimere le sensazioni ed emozioni provate durante il viaggio-studio ad Auschwitz e Birkenau organizzato dalla Regione Toscana nel gennaio dello scorso anno.
La presenza di ebrei a Pontremoli era un dato di fatto che apparteneva alla storia stessa della città, una normale realtà di convivenza, comune a tutta la società italiana. Ma tutto cambia con l’approvazione, nel 1938, delle Leggi Razziali da parte del Governo fascista.
Nel corso del convegno di giovedì 30 gennaio saranno raccontate cinque storie di famiglie o singoli che hanno vissuto a Pontremoli in quegli anni: vicende molto diverse e alle quali la storia ha riservato destini distinti. Ecco chi sono.

Il dott. Vito Foà
Il dott. Vito Foà

La famiglia Foà arriva a Pontremoli all’inizio degli anni Trenta: il capofamiglia Augusto è assunto dalle Acciaierie Falck quale responsabile locale. Ha sposato l’ebrea rumena Paolina Schein e la coppia aveva avuto due figli: Noè e Vito (una terza figlia, Paolina, nascerà qualche anno dopo). Con le leggi razziali i due bambini non possono frequentare le scuole pubbliche e nel 1943 la situazione precipita e Augusto organizza un piano per mettere in salvo la famiglia.
Leopoldo Ascoli è figlio di un ebreo e di una cattolica. Sposa a sua volta una donna cattolica, Mentana Bagni: la coppia ha due figli, Leda e Bruno. Arriva a Pontremoli per lavorare come “segretario di officina” nel locale cementificio. Sarà proprio il figlio Bruno, nel 1996, a scrivere un libretto nel quale racconta le disavventure dovute a quel suo “quarto di sangue ebreo”.
Il medico Leopoldo Finzi nasce a Busseto da genitori “di razza ebraica”, vive ad Avenza ed è un agiato pensionato che ha passato indenne gli anni successivi all’entrata in vigore delle leggi razziali. Ma all’inizio del 1943 subisce il sequestro di tutti i beni e prima della fine dell’anno il suo nome finisce nell’elenco degli ebrei da catturare predisposto dalla Questura. A Pontremoli, dal 1925, vive una figlia, la maestra Elba Finzi, sposata con il maestro Dante Pasquali.
Il giornalista ebreo Pier Luigi Tagiuri, nasce nel 1894; fin dal giugno 1940 è segnalato come possibile sovversivo da allontanare. Viene internato prima a Bagnoli Irpino poi, nell’ottobre 1942, a Pontremoli, che lo ospiterà per dieci lunghi mesi.
Il dottor Zisea Alessandro Drapchind nasce in Romania nel 1903, arriva in Italia nel 1924 e frequenta l’Università a Parma e a Firenze dove si laurea in Medicina. A Pontremoli aveva iniziato un servizio volontario all’Ospedale dove, subito dopo la laurea, si impegna nella lotta antitubercolare e nel 1934 ottiene l’assegnazione provvisoria nel nosocomio. Nel 1938 si sposa in Cattedrale, ma pur avendo contratto matrimonio con rito cattolico, è ugualmente segnalato perché di razza ebraica. Nel dicembre 1943 sta per essere avviato al campo di concentramento di Fossoli: si rifugia allora in Vescovado grazie a mons. Sismondo, poi ripara a Mulazzo, infine si dà alla macchia e dal marzo 1944 fino alla Liberazione combatte come nel Battaglione Internazionale del maggiore Gordon Lett.

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