Italia, tra disastri e problemi una ritrovata unità di intenti

44italiaSe la cosa non fosse di una gravità preoccupante, si potrebbe fin tentare di farci sopra dell’ironia: l’ Italia, divisa da tanti motivi di contrasto – dalla politica alla situazione economica, alla voglia di rompere quell’unità che fino a pochi decenni fa inorgogliva anche chi non stravedesse per la parola ‘patria’ – si ritrova in questi ultimi giorni unita da disastri e problemi che inducono molti a guardare a Roma come ad un possibile strumento di salvataggio.
Sia chiaro: i disastri e i problemi di questi giorni non sono apparsi dal nulla come d’incanto e inattesi. Non si contano ormai più gli anni e i decenni trascorsi da quando hanno iniziato a giungere i primi allarmi. Per i disastri si potrebbe risalire all’alluvione del Polesine nell’immediato dopoguerra o, più vicina a noi nel tempo e nello spazio, a quella di Firenze nel 1966; se, poi, volessimo mettere nel conto le emergenze legate ai terremoti, l’elenco non avrebbe più fine!
Altrettanto lungo sarebbe l’elenco delle emergenze legate alle crisi di fabbriche e aziende: quella dell’Ilva di Taranto di questi giorni è solo l’ultima di una serie di fallimenti o ristrutturazioni che in 30-40 anni hanno sconvolto il mondo del lavoro e la fotografia dell’economia italiana. È facile capire che tra le cause di questi mutamenti radicali ci sta un po’ di tutto: dagli errori dell’uomo ai mutamenti climatici, alle radicali trasformazioni delle regole economiche, ma altrettanto facile è capire che non è andando sparpagliati verso non si sa quale meta che un Paese come l’ Italia – che sta pur sempre tra gli 8-10 più ricchi del mondo ma nel contempo è segnato da debolezze strutturali che ne mettono a rischio il futuro – può sperare di tirarsi fuori dalle secche di una crisi che sembra non finire mai… o che forse non finirà mai.
E quando diciamo “tirarsi fuori” intendiamo una guarigione che deve riguardare, se non tutti, la stragrande maggioranza dei cittadini e del territorio nazionale.
Ecco, allora, che le sofferenze di questi giorni, che vanno dal nord al sud, così come dall’est all’ovest del nostro Paese potrebbero servire da lezione per una ritrovata unità di intenti capace di mettere da parte la voglia di distruggere l’avversario – mai, forse, odiato come in questo momento – e di lucrare sulle disgrazie per trovare una strada che tutti o la maggior parte dei cittadini e dei partiti – quella che di solito viene definita la parte migliore dell’ Italia – accettassero di percorrere dando prima di tutto una mano ai più deboli: persone o territori (regioni) che possano essere.
È il famoso “scatto d’orgoglio” che tante, troppe volte i presidenti della Repubblica hanno invocato di fronte a situazioni tragiche e che tante (ahimè non abbastanza) volte, spesso in extremis, gli italiani sono riusciti a darsi.

Antonio Ricci

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