Da Fivizzano un messaggio di pace

Mattarella FivizzanoGrande emozione e commozione ha suscitato la visita congiunta dei presidenti Sergio Mattarella e Frank-Walter Steinmeier per ricordare gli eccidi nazifascisti sparsi in varie zone del comune di Fivizzano. Sono trascorsi 75 anni da quell’estate di sangue, ma la richiesta di perdono espressa dal presidente della Repubblica Federale di Germania ha scosso e turbato l’animo e la mente di tutti e sicuramente disorientato quanti hanno visto trucidati i loro famigliari, madri, padri, figli. Quale risposta nel loro intimo avranno elaborato, non svilita da un sì o da un no, se a perdonare si dà il suo significato etimologico di “donare completamente”, rinunciando ad ogni risentimento?
Il perdono è apparentemente facile a dirsi, ma ben più arduo che guarire i corpi” è il “ragionamento a fortiori” – come lo definisce Gianfranco Ravasi – che fa Gesù, nell’episodio della guarigione del paralitico (Matteo 9,8). Impossibile concederlo da parte degli uomini, se non apostoli, per la cancellazione delle colpe della coscienza, perché essa appartiene “alla misericordia e alla potenza di Dio”.Ma questo è un altro perdono. Il perdono chiesto dal presidente Steinmeier appartiene alle tragedie causate dalle guerre e dall’odio e che, comunque (sono parole pronunciate da Papa Giovanni Paolo II l’8 settembre 1995) “non significa dimenticare”.
Non dimenticare, alla luce di una corretta memoria storica, può avere, anzi, una funzione liberatrice verso la riconciliazione, in quanto non può che coincidere con la condanna politica e morale degli uomini e dei regimi che hanno provocato quei lutti e con l’impegno concreto, basato sui comportamenti, non sulle sole parole, affinché non si verifichino più.
E’ un percorso che Fivizzano ed alcune comunità tedesche, in particolare Stheinagen, hanno fatto insieme attraverso la conoscenza approfondita di quel triste periodo, certificata dalle testimonianze dei sopravvissuti e dalle analisi e dalle ricostruzioni di storici quali Paolo Pezzino e Giovanni Contini, ma anche da altri. Soprattutto, però, sono serviti i periodici contatti e scambi di visite e di esperienze fra le popolazioni, l’istituzione di gemellaggi, la nascita di sincere amicizie fra le persone. Si può affermare che si è realizzata una vera e propria riconciliazione, che è segno di perdono e garanzia di pace per il futuro.
La memoria e manifestazioni coi due Presidenti come quella del 25 agosto, sollecitata e voluta dal “basso”, riempiono l’animo di speranza. Ai giovani spetta il compito di perpetuarle, alle Istituzioni alte, ai politici, al mondo della cultura quello di proporre l’esempio fivizzanese a livello mondiale con l’assegnazione del Nobel della Pace. Sarebbe meritato, come il nostro giornale per primo ha scritto e proposto all’attenzione del sindaco Giannetti. Pare che stia ottenendo molti consensi ed interessamenti.

Andreino Fabiani

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