Chi è degno di vivere? Il calvario di Vincent Lambert

29LambertL’undici luglio si è consumato il calvario di Vincent Lambert. La sua vicenda ha fatto scalpore ed ha rinvigorito tutte le polemiche sul fine vita, sulla morte assistita e sull’eutanasia. Dal 2008, in seguito ad un incidente stradale, per alcuni era in stato di coscienza minima per altri in stato vegetativo. Comunque respirava da solo e il cuore batteva in autonomia. Non c’era alcun tipo di accanimento terapeutico.
La decisione di interrompere l’idratazione e l’alimentazione a Lambert è stata presa dalla Cassazione francese dopo una lunga battaglia legale che ha visto contrapposti i genitori ed i fratelli, contrari alla sospensione, e la moglie e i medici, favorevoli. “Interrompere l’idratazione e l’alimentazione” sono parole gentili per non dire che si lascia morire il malato di fame e di sete. L’agonia iniziata il 2 luglio si è conclusa l’11.
La cosa strana, che fa pensare che la decisione non riguardasse soltanto le condizioni del malato è che la Corte d’appello aveva deciso di far proseguire il trattamento in attesa del parere del Comitato Onu per i diritti delle persone con disabilità. L’organismo delle Nazioni Unite aveva chiesto alla Francia sei mesi per esaminare il caso. Per questo qualcuno parla non di autodeterminazione ma di un atto di superbia della Francia. Soluzioni di questo tipo sono scorciatoie che poco hanno di umano.
Ci sono tanti modi per accompagnare il malato: dall’assistenza familiare, ai servizi a domicilio, al volontariato, all’hospice; il malato non è soltanto un insieme di cellule ma una persona, un essere umano che ha bisogno di presenze amorose e di aiuto anche spirituale. C’è una rete splendida di fraternità e di solidarietà ma c’è anche una cultura di morte.
La vicenda Lambert fa emergere un problema di fondo della nostra cultura occidentale. Chi è degno di vivere? Chi è efficiente, chi produce, chi non crea problemi?
In questi giorni Papa Francesco ha invitato a pregare “per i malati che sono abbandonati e lasciati morire”. Ed ha aggiunto: “Una società è umana se tutela la vita, ogni vita, dall’inizio al suo termine naturale, senza scegliere chi è degno o meno di vivere”.
Purtroppo “i malati cosiddetti inguaribili talvolta vengono ritenuti non degni di essere curati, dice il giurista Alberto Gambino al Sir, dove per cura si va aldilà dell’aspetto terapeutico comprendendo anche l’accudimento e il sostentamento con presidi vitali, quali alimentazione e idratazione, che fanno parte della più appropriata solidarietà umana verso le persone più fragili e più vulnerabili”.
Quando si misura la vita in termini di efficienza e si ritiene che tale vita non lo sia più, si smette di curarla. Il tema è di grande attualità anche in Italia poiché ci sono due decreti legge che vanno in discussione al Parlamento che tendono a depenalizzare l’aiuto al suicidio e possono aprire le porte all’eutanasia.

Giovanni Barbieri

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