Con la riduzione dei parlamentari rischia di indebolirsi il principio di rappresentanza

Riforma in dirittura d’arrivo: manca solo il secondo voto del Senato

09Parlamento_MontecitorioIl Senato ha approvato in seconda lettura, con 180 voti a favore e 50 contrari (Pd e sinistra; Forza Italia non ha partecipato al voto) il disegno di legge che porta i deputati a 400 (rispetto agli attuali 630) e i senatori a 200 (ora 315). Alla maggioranza M5s-Lega (159) si sono aggiunti 15 voti del gruppo di Fratelli d’Italia, che hanno permesso il superamento della soglia dei 161 voti necessari.
La riforma modifica gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione e quindi, secondo la procedura prevista, necessita di una doppia approvazione da parte di Camera e Senato a distanza di almeno tre mesi; nel secondo passaggio non è possibile apportare modifiche al testo. I due rami del Parlamento si erano già espressi in prima lettura a febbraio (Senato) e a maggio (Camera).
A questo punto, dunque, manca soltanto un nuovo voto da parte dei deputati. Non essendo stato raggiunto il quorum dei due terzi, la legge può essere sottoposta a un referendum confermativo dietro richiesta di un quinto dei membri di una camera, 500 mila elettori o cinque consigli regionali. Vista l’aria che tira nell’opinione pubblica italiana, non è escluso che non si trovi nessuno disposto ad imbarcarsi in una iniziativa dall’esito praticamente scontato.
Un tentativo di riforma, poi bocciato dal successivo referendum, lo aveva già fatto Renzi, prevedendo, però, anche l’abolizione del Senato elettivo. Questo, invece, punta su un intervento mirato, ricalcando la proposta di Gaetano Quagliariello (allora senatore Ncd-Ap) e Massimo D’Alema, presentata contro la riforma Renzi.
Ciò non toglie che i nodi problematici del taglio dei parlamentari siano tutt’altro che irrilevanti. Intanto, riducendo in misura così drastica il numero dei parlamentari, si incide fortemente sulla rappresentanza e sul già debole rapporto tra gli eletti e i collegi di elezione, che comprenderanno territori più ampi.
Teniamo presente che, per quanto riguarda le cosiddette “camere basse”, come la nostra Camera dei deputati, già ora l’Italia è al 24esimo posto in Europa per numero di deputati ogni 100 mila abitanti. Con il taglio previsto, il nostro Paese si ritroverebbe all’ultimo posto.
Dati che occorre tenere a mente quando si dice che i parlamentari italiani nel loro complesso sono troppi. In numeri assoluti, ora in Europa solo il Regno Unito ne ha di più. Con la riforma ci supereranno anche Francia, Germania e Spagna.
Un altro effetto, sia pure indiretto, riguarda la proporzionalità della rappresentanza. Con molti seggi in meno, i partiti più forti avranno la meglio a tutto svantaggio delle forze minori. Secondo alcune stime, per le liste al Senato la soglia di sbarramento reale arriverà addirittura al 20%. Resta, poi, il doppione rappresentato dalle due camere, che continueranno a svolgere esattamente le stesse funzioni con i risparmi che si possono immaginare.

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