Da Roma a Pontremoli. Giulia Besa si racconta

La giovane scrittrice, che ha appena vinto il “Bancarellino”, è nata nella Capitale, ma da qualche tempo vive a Succisa dove sono le radici di famiglia. 

21Giulia_Besa1Una cascata di riccioli neri, un sorriso luminoso ed una risata contagiosa. Così si presenta Giulia Besa, la giovanissima scrittrice (classe 1990) nata a Roma ma di origini pontremolesi e che da qualche anno ha scelto di tornare a vivere nella frazione dei suoi genitori, Succisa, e che è la fresca vincitrice del Premio Bancarellino (cronaca dell’evento in altro articolo).
Dobbiamo subito una confessione ai lettori, questa chiacchierata-intervista in realtà si è svolta in due fasi distinte: la prima precedentemente alla giornata del Premio e la successiva dopo la vittoria del Bancarellino. Così potremo raccontare (o almeno ci proviamo!) la tensione della vigilia alternata alla gioia per la vittoria. E partiamo proprio dalla fine, quando Giulia ha già alzato la statuetta del San Giovannino di Dio simbolo della vittoria del Premio, “fino all’ultimo non ci ho creduto. Anche quando durante l’elenco delle posizioni finali degli autori eravamo rimasti solo in due ho pensato ‘ecco ora arrivo seconda’. Ed invece è arrivata questa gioia inattesa e nel momento della proclamazione non ci ho capito più niente. Anche se devo confessare che vedere i ragazzi alla mattina che avevano fatto dei cartelloni dedicati a me e al mio libro mi ha emozionato tantissimo e mi ha permesso di vivere con più leggerezza questa giornata”.

Succisa era il luogo dell’estate. Per me e il mio fidanzato, che lavora a Milano, è la giusta via di mezzo.
Faccio una scaletta molto dettagliata, scena per scena; solo dopo comincio a scrivere il romanzo.

Una levità che è stata utile a Giulia che doveva convivere con la doppia emozione di essere “l’autrice di casa”, perchè la giovane scrittrice si sente pontremolese a tutti gli effetti, anche per il fatto che sua madre Concetta Musetti era di Succisa e il lo zio Giorgio è un noto professore pontremolese “per me Succisa era il luogo dell’estate. Finita la scuola passavo le vacanze da giugno a settembre dai nonni ed è nato subito un legame profondo con Succisa e con Pontremoli”.
Un vincolo che l’ha poi portata a trasferirsi nella frazione pontremolese “era una cosa che sognavo da quando avevo 17 anni. Per il mio amore per la natura, per il bosco. E alla fine mi sono decisa di trasferirmi, assieme al mio fidanzato, anche per le difficoltà logistiche io di Roma, lui di Milano. A Succisa abbiamo trovato la giusta ‘via di mezzo’ e per entrambi è stato sorprendentemente facile calarsi in questa piccola realtà, seppure venendo da due grandi città”.
21Giulia_Besa2Tornando al Bancarellino, Giulia Besa reagisce con stupore alla notizia che è la prima pontremolese ad entrare nella cinquina finalista (e la seconda in assoluto, l’unico precedente è Luciano Bertocchi nella sezione Cucina) “non lo sapevo. Per me il legame con il Bancarellino è molto profondo, una cosa nata già da quando ero piccola. Mi ricordo con che gioia ho salutato la vittoria di Giovanni Del Ponte (nel 2004) che era allora il mio scrittore preferito. Ho pensato ‘ma se lo vince lui vuol dire che il Bancarellino è davvero importante!’”.
Una finale che Giulia aveva già sfiorato l’anno precedente quando con il suo “Con te al di là del mare”, edito da Giunti, si era classificata al sesto posto mancando davvero per poco la rosa finale “sul momento mi sono arrabbiata tantissimo – ricorda oggi ridendo – anche perché ero fuori dalla cinquina per un pugno di voti. Ho ‘costretto’ il mio fidanzato ad una vacanza di qualche giorno per far sbollire un po’ la rabbia”.
Ma oggi la rabbia è un ricordo e la gioia traspare dal sorriso di Giulia che racconta come la passione per la scrittura sia nata da subito “sin da bambina passavo i pomeriggi con la mente dispersa nelle mie fantasie che poi trasformavo in storie attraverso lo scrivere. All’università ho deciso che la scrittura sarebbe stato il mio lavoro e quindi mi sono buttata con impegno e dedizione”.
L’esordio (che è già quasi una svolta) arriva nel 2011 con la pubblicazione di “Numero sconosciuto” con Einaudi, niente male per il romanzo di esordio di una ventenne. “Sono stata fortunata – ammette con modestia – perché questo è un urban fantasy ed è uscito nel momento ideale in cui questo genere stava riscuotendo grande attenzione. Ma paradossalmente sono stata combattuta se farlo uscire con Einaudi. Perché avevo ricevuto una proposta di una piccola casa editrice di Parma (la Fedelo’s) che mi lasciava molta più libertà. Poi, anche su suggerimento di un’amica, ho scelto di pubblicare con Einaudi”.
E da lì si può dire che ha inizio il successo della giovane scrittrice che ha dimostrato una grande poliedricità spaziando tra un ampio spettro di generi letterari dal thriller, al sentimentale, al fantasy “sì deve dire che mi piace molto variare e senza dubbio il genere ‘young-adult’ mi offre questa possibilità perché si possono accostare tematiche leggere assieme ad emozioni forti”. Se l’idea di base può venire in qualsiasi modo e momento “a volte può essere un’immagine o una frase che mi stimola l’immaginazione”, Giulia Besa è molto ferrea nella struttura della trama “faccio una scaletta molto dettagliata, scena per scena, con ogni avvenimento della storia. Una volta completata la scaletta, che richiede da una a due settimane di lavoro, comincio a scrivere il romanzo”.
Inutile chiudere a Giulia che cosa ci sia nel suo cassetto… “tanti sogni e soprattutto tanti libri che aspettano ancora di essere scritti”.

(r.s.)

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