2 giugno, buon compleanno Repubblica!

Dal Referendum del 1946 ad oggi: fondata sulla Costituzione è viva e vitale. Da Paese povero e analfabeta l’Italia ha fatto mirabili progressi, sociali, economici e industriali. Il 2 giugno di 73 anni fa gli italiani hanno inventato l’istituzione repubblicana. Due anni prima i partiti politici antifascisti decisero di lottare insieme per liberare l’Italia dai nazifascisti, rinviando a guerra finita la soluzione della questione “monarchia o repubblica”. Noi italiani siamo sempre pronti alla polemica e al lamento, ma abbiamo saputo inventare una istituzione solida fondata su una Costituzione garante di democrazia

Il passaggio delle Frecce Tricolori sull'Altare della Patria a Roma il 2 giugno 2018.
Il passaggio delle Frecce Tricolori sull’Altare della Patria a Roma il 2 giugno 2018.

Le feste civili spesso danno luogo a rituali retorici che non scaldano il cuore, non rinvigoriscono la memoria dell’evento che le ha determinate; il 2 giugno in Italia è il compleanno della Repubblica: quel giorno del 1946 gli italiani hanno inventato l’istituzione repubblicana, non ci sono precedenti. L’antica repubblica romana (509-27 a. C.) non è comparabile coi governi moderni; le repubbliche marinare e i Comuni medioevali del centro-nord erano delle sostanziali oligarchie locali di poche famiglie, logorate da accanita conflittualità; le repubbliche napoleoniche ebbero breve vita e sudditanza francese, la Repubblica romana del 1849 fu regionale e durò meno di cinque mesi.
Tra conquiste straniere e divisione in piccoli principati dinastici si sono avvicendati i secoli e l’Italia era soltanto un ideale di pochi intellettuali; molto tardi rispetto ad altri paesi, nel 1861 raggiunse l’unità, per altro incompleta, sotto i re sabaudi.
22repubblica_CorriereNella situazione tragica del 1944 i partiti politici antifascisti, ritornati in attività, fecero la “svolta di Salerno”: decisero di lottare insieme per liberare l’Italia dai nazifascisti, rinviando a guerra finita la soluzione della questione “monarchia o repubblica”, con referendum realizzato il 2 giugno 1946.
Vinse la repubblica, pur con una differenza di voti non altissima sull’opzione monarchica.
Questa nostra Repubblica da allora è vitale, ha trasformato molto la società che in essa si riconosce. Gli italiani sono sempre pronti alla polemica e al lamento, ma hanno saputo inventare un’istituzione solida da oltre settanta anni fondata su una Costituzione garante di vera democrazia, elaborata con grande competenza giuridica e culturale da persone elette a vero suffragio universale col diritto di voto riconosciuto anche alle donne.

Le donne conquistano il diritto di voto

In Italia nel 1861 il diritto di voto è solo per cittadini maschi e ricchi: votava il 2,2%. La donna è esclusa dal voto, dall’esercizio delle professioni, dagli studi superiori, la sua condizione è di individuo “incapace”di esercitare i diritti civili e politici: così si esprime il nuovo codice civile del 1865. Le riforme elettorali successive sostituiscono il requisito del censo con la capacità di leggere e scrivere, che pochi avevano; la riforma del 1912 dà il diritto di voto a tutti i maschi, ma non lo riconosce ai sei milioni di donne, farle votare si riteneva un ”salto nel buio”.
La Grande guerra aveva dimostrato quanto grande e qualificato fosse stato il ruolo della donna che, mentre piangeva i suoi uomini massacrati nelle trincee, aveva mandato avanti il lavoro nei campi e nelle fabbriche, tuttavia rimase privata del diritto di voto: nel 1920 Nitti era favorevole a riconoscerlo ma rinvia col pretesto che mancava il tempo per predisporre le liste elettorali.
Col fascismo in un primo tempo le donne conquistano il diritto di voto ma solo per le elezioni amministrative (escluse analfabete e prostitute), lo perdono con le leggi “fascistissime” del 1926 che instaurano un regime dittatoriale.
Nel 1945 il decreto dell’1 febbraio del luogotenente del Regno estende a tutte le donne l’elettorato attivo, esercitato per la prima volta nelle amministrative del marzo 1946 e nel referendum istituzionale ed elezione dell’Assemblea Costituente del 2 giugno. La donna italiana è fra le ultime ad aver conquistato il diritto di voto: la Repubblica deve molto a lei la sua nascita e sviluppo.

22repubblica1Le trasformazioni hanno rilievo culturale, sociale, economico: da paese povero, largamente analfabeta l’Italia della Repubblica ha fatto mirabili progressi anche economici e industriali. Ha reso possibile l’accesso alla scuola per tutti e fino ai più alti livelli, ha un’avanzata assistenza sociale e sanitaria, un diritto di famiglia che supera, almeno sul piano giuridico, forme di sudditanza della donna. Col sostegno dei cittadini ha sconfitto i tentativi eversivi di terroristi neri e rossi, le deviazioni di congreghe massoniche.
Contro la distorsione percettiva secondo la quale tutto va male, i fatti positivi sono tanti e importanti. Anche nella crisi globale dell’ultimo decennio le famiglie italiane sono andate avanti.
22repubblica2L’Italia è un paese che meno sfrutta il pianeta, tanti rispondono alle sollecitazioni di impegno civile, sanno trovare momenti per rendere coeso il paese, ragionano a prescindere dai sondaggi legati all’emozione. I giovani con spontanea generosità ci sono sempre nei servizi di volontariato, riempiono le piazze, impegnati per la salvezza concreta del pianeta, contestano i politici che tirano avanti nell’immediato senza curarsi del futuro, sono e si sentono a casa loro in Europa.
L’Italia repubblicana deve essere orgogliosa della sua originaria scelta di costruire l’Europa unita, che nasce a Ventotene e a Roma col patto del 1957. C’è anche l’Italia del cervello e non della pancia, che sa essere solidale per la difesa della libertà didattica e di espressione,ci sono i portuali di Genova che non fanno attraccare navi cariche di armi, i pescatori di Lampedusa salvano i migranti perché questa è la legge del mare, sempre.
Narrare l’Italia reale con attenzione al bene che c’è, dà significato alla festa della Repubblica.

Maria Luisa Simoncelli

Condividi