Per qualche voto in più

Da destra: il presidente del Consiglio dei Ministri, Conte, con i vice presidenti Salvini (Lega) e Di Maio (M5S)
Da destra: il presidente del Consiglio dei Ministri, Conte, con i vice presidenti Salvini (Lega) e Di Maio (M5S)

Ci scuserà la buonanima di Sergio Leone se abbiamo preso a prestito il titolo di uno dei suoi meravigliosi western per mescolarlo a vicende che destano meraviglia ma solo in senso negativo. Ci riferiamo al modo in cui il governo giallo-verde sta affrontando o rinviando alcuni problemi.
Ancora in questi giorni è stato impedito alla nave Alan Kurdi, dell’ong tedesca Sea Eye, di approdare a Lampedusa o in altro porto italiano per sbarcare una sessantina di migranti soccorsi in mare aperto. Note le motivazioni: l’Italia è chiusa alle navi delle ong che in tutto questo ci guadagnano, se la nave è tedesca vada ad Amburgo, i porti della Libia sono sicuri.
A parte questa ultima vergognosa menzogna, viste anche le recenti notizie di nuove battaglie tra fazioni per il controllo di quel paese, tutte le altre motivazioni sanno più di campagna elettorale permanente, che di scelte di governo ponderate. E qui entra in gioco il titolo alla Sergio Leone.
A ben vedere, un titolo così non è un attacco, bensì una dimostrazione di fiducia nei vari Salvini o Di Maio perché farebbe risalire certi atteggiamenti e dichiarazioni al cinismo politico-elettorale, lasciando sottinteso che, in realtà, quei ministri non la penserebbero in tal modo, ma siano costretti a recitare una parte per raccattar voti. Cosa di cui, in realtà, dubitiamo fortemente.
Ciò vale pure per i continui rinvii di provvedimenti. Blocco delle decisioni e polemiche quotidiane rendono ormai difficile immaginare come si potrà arrivare alle elezioni europee senza mettere ancora di più il Paese in difficoltà. Per non parlare di ciò che potrà accadere dopo il 26 maggio!
È la conferma che un Paese non si governa con un contratto che mette insieme misure slegate, quando non in contrasto, tra di loro, votate solo perché ognuna delle due parti possa ottenere il risultato sbandierato in campagna elettorale. Altrimenti si approva con la formula “salvo intese”; cioè a dire: nessuna decisione.
A fare le spese di questi atteggiamenti che ricordano le tre scimmiette sono di volta in volta soggetti diversi. Nei giorni scorsi è toccato ai rom che la giunta capitolina aveva deciso di trasferire a Torre Maura.
È stato detto da tanti: anche le periferie della città italiane più grandi – non solo quelle africane o sudamericane – sono segnate dalle conseguenze di un degrado che negli anni è stato lasciato correre in libertà. È comprensibile, quindi, che il malumore possa manifestarsi in modo anche forte. Quello che non si può accettare, invece, è che una vicenda amministrativa debba trasformarsi in una protesta politica pilotata dalla destra estrema e con chiari atteggiamenti di razzismo.
Non è il caso di disquisire su ideologie più o meno sepolte: quando si accusano persone in blocco per la loro origine è razzismo, punto e basta.

Antonio Ricci

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