Da Sassalbo lungo il percorso del castagno

Iniziativa dall’associazione Mangia Trekking

Il gruppo dell'associazione Mangia Trekking lungo il cammino
Il gruppo dell’associazione Mangia Trekking lungo il cammino

Attivi a valorizzare la selvicoltura del castagneto e gli antichi mestieri della montagna, Otello, Lorenzo, Paolo e Gabriele, dell’associazione Mangia Trekking, hanno organizzato una interessante camminata sulla dorsale appenninica, che ha condotto i partecipanti da Sassalbo, frazione fivizzanese famosa come “paese senza camini” nella valle dei gessi, dove un tempo ogni casa era un eseccatoio per le castagne, che rappresentavano il principale sostentamento alimentare per le comunità montane e forse la vera ricchezza dei luoghi. Il loro percorso, seguendo un filo storico-culturale li ha portati poi a Camporaghena e Torsana lungo una via costellata di noccioli, castagneti, faggi, pinete con grandi prati che hanno offerto, complice anche la bella giornata, straordinari scorci sui territori circostanti. Un cammino lungo vie percorse un tempo dai pastori con le loro greggi, verso il monte Casarola e l’Alpe di Succiso. Dove le cime soleggiate del monte Alto e del Buffanaro sembravano essere le sentinelle di quei luoghi seppur ben conservati, oggi pressoché disabitati.

Il gruppo dall’associazione Mangia Trekking in una foto di gruppo in uno dei borghi attraversati durante l'escursione
Il gruppo dall’associazione Mangia Trekking in una foto di gruppo in uno dei borghi attraversati durante l’escursione

L’associazione Mangia Trekking invita a visitare questi paesi caratterizzati dai loro portali in pietra lavorata a mano, le aie lastricate, le volte ed i tetti in pietra e le bellissime sculture su sasso lungo le vie e sopra i portali. Un’attività che ha voluto evidenziare il lavoro dell’uomo, dove l’abbandonato mulino di Torsana ne è purtroppo esempio. Con l’attività giornaliera, Mangia Trekking ha voluto portare anche una lente d’ingrandimento e lanciare un grido di allarme. Affinché autentici monumenti e musei a cielo aperto, dell’opera artistico-artigianale compiuta nei secoli dall’uomo, e quell’inestimabile patrimonio boschivo, rappresentato soprattutto dall’albero del pane, siano aiutati a sopravvivere. Con tale spirito prosegue così il “viaggio” dell’alpinismo lento attraverso le ricchezze paesaggistiche dell’Appennino Tosco Emiliano, un genere di iniziative cultuali e sportive che si propongono con fermezza di tener viva la memoria storica dei luoghi.

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