Ti amo, Signore Gesù, mia forza

Domenica 4 novembre, XXXI del Tempo Ordinario
(Dt 6,2-6;  Eb 7,23-28;  Mc 12,28-34)

41vangelo“Qual’è il primo di tutti i comandamenti?”: le Parole di Dio a Mosè per il popolo erano dieci, ma i precetti della Torah erano 613, secondo la tradizione; la domanda era d’attualità tra gli scribi ed i farisei e Gesù, per rispondere, cita la professione di fede ripetuta due volte al giorno dal credente ebreo: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore”.
Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Attraverso l’ascolto si arriva alla fede, dalla fede alla conoscenza, dalla conoscenza all’amore. Ma come distinguere se amo veramente Dio o se mi sono fabbricato un idolo e lo amo perché è opera mia? Innanzitutto c’è da ascoltare, ricevere ed accogliere la Sua Parola, e rinunciare alle immagini che ci siamo fatti. Ascoltando, possiamo riconoscere il suo amore preventivo ed immeritato.
Il nostro amore è in risposta al suo e l’obbedienza ai suoi comandi non discende dalla legge, ma dalla contemplazione. “Amerai il tuo prossimo come te stesso”: l’amore per il prossimo deriva direttamente da questo. È praticato anche da parte di chi non conosce Dio.
Nella Torah questo era un precetto accanto a tanti altri, ma Gesù lo considera fondamentale. Marco, fin dalla prima pagina del Suo vangelo proclama le parole di Gesù: “Il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al Vangelo!”
Qui, con le parole della Scrittura, ripete lo stesso concetto, usando parole che sono familiari allo scriba. In questa risposta c’è anche un rimprovero rivolto ai pii ebrei, che potremmo essere noi, per aver dissociato i due elementi, sviluppando una religione che, con il pretesto di render gloria a Dio (con le labbra, ma non “con il cuore”) è in definitiva contro l’uomo e non “per l’uomo”.
La legge predicata dagli scribi non è a servizio dell’unità della persona, né di quella del popolo dei credenti. L’amore per il prossimo non è generica filantropia per tutta l’umanità, è concreto, intelligente e creativo, come ogni vero amore. E si assume la responsabilità dei possibili errori, che, in ogni caso, non saranno mai gravi come il peccato di omissione, cioè non fare nulla per amare…“Non c’è altro comandamento più grande di questi”. Evidentemente il primo da solo non è sufficiente.
La tentazione di contrapporre i due comandamenti o di metterli in concorrenza, serpeggia nella storia della Chiesa. Ma è certamente vero che l’amore per il prossimo è l’unico criterio per misurare il nostro amore per Dio. Questo testo è così conosciuto e ripetuto da renderci impermeabili al suo ascolto. Crediamo ormai di averlo capito una volta per sempre. Ma se ce lo ripetiamo spesso e lo assimiliamo nel profondo ci può aiutare nelle concrete evenienze quotidiane. Poi c’è il “comandamento nuovo” dato da Gesù ai suoi discepoli nel vangelo di Giovanni: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”.
Non ci dice di ricambiare il suo amore amando Lui, ma di diffondere l’amore tra i nostri fratelli.

Pierantonio e Davide Furfori