Scuola: per quanto si voglia talvolta prenderne le distanze, ignorarla, difficilmente ci si riesce. Mettete insieme due o più insegnanti e inevitabilmente finiranno per parlare di compiti, programmazioni, collegi e consigli di classe.
La scuola volenti o nolenti ce la portiamo dentro, anche se non si è addetti ai lavori, e alla prima occasione viene fuori: con ricordi belli o brutti, con un insegnante indimenticabile o con un altro ancora oggi detestabile. La scuola convoca ancora e così diversi docenti erano presenti sabato 10 novembre nelle stanze del teatro della Rosa per assistere alla presentazione del libro L’insegnante di terracotta – La buona scuola… e poi? del professore Michele Canalini, docente di lettere a Fivizzano nei corsi agrario, sociosanitario e meccanico dell’Istituto Pacinotti. Sono intervenuti la prof.ssa Lucia Baracchini nella duplice veste di sindaco e di dirigente scolastico del professore Canalini e il professore Giuseppe Benelli.
La prof.ssa Baracchini ha espresso soddisfazione per questa pubblicazione che ha definito una interessantissima panoramica del mondo della scuola, mentre il professore Benelli si è soffermato a lungo sul libro, illustrandone le varie parti alla luce della sua esperienza di docente, prima di liceo e poi universitario. ‘Parlare di scuola e dei giovani oggi è difficilissimo’ ha esordito il professore Benelli. Nel sottolineare poi le positive provocazioni che si trovano nel libro, commenta la proposta agli alunni di Spleen di Charles Baudelaire o di Bocca di rosa di Fabrizo De Andrè.
La prof.ssa Baracchini introduce quindi l’autore del libro che nel presentare il suo libro afferma che non è una cosa originale, ci sono tanti libri sulla scuola, non è un libro particolarmente significativo, ma ‘presento una narrazione, un resoconto, un diario, un commentario, per dirla con Cesare, è una narrazione semplice, spontanea che si basa sull’autenticità’.
Partendo da quanto scritto nel suo libro Canalini passa in rassegna alcune tematiche che da tempo, e alcune da sempre, fanno parte del dibattito sulla scuola: la didattica che l’autore legge alla luce della motivazione procedurale e facendo riferimento a identificazione e imitazione che appartengono alla psicologia dell’apprendimento e si ritrovano in autori come Piaget, Bruner…
Nella definizione della propria didattica Canalini afferma che ciascun insegnante dovrebbe fare riferimento anche alle intelligenze di Gardner e tener conto di personalizzazione e individualizzazione dell’insegnamento. Gli argomenti affrontati sono tanti e certamente attuali: dalla teoria del costruttivismo, alla cultura dell’insegnante, all’homeschooling, all’inclusività e ai docenti di sostegno. Conclude con l’alternanza scuola lavoro, leggendo un articolo di Gramellini.
Alla fine dell’incontro rimane quell’insegnante di terracotta, del titolo del libro, a sottolineare una fragilità che a lungo andare potrebbe rivelarsi anche fragilità della scuola. Ma di questo non abbiamo bisogno e neppure vogliamo che questo avvenga.
Fabrizio Rosi



