Se questo è il cambiamento…

25Salvini_QuirinaleÈ ancora presto per sapere se questo governo del cambiamento entrerà nella storia italiana stabilendo dei record di efficienza, ma tra i ministri che lo compongono c’è qualcuno che una serie di record ha già iniziato a stabilirla e con ritmi più che quotidiani.
Stiamo parlando del ministro dell’Interno e delle sue dichiarazioni concentrate su temi che parlano direttamente alla pancia dei suoi sostenitori, con la non celata speranza che possano servire ad aumentarne il numero.
Aveva cominciato il suo compagno di partito (e predecessore al Viminale, quindi con qualche esperienza in merito) Roberto Maroni, a suggerire a Salvini di cambiare i toni delle sue dichiarazioni, una volta preso possesso di un ministero così delicato.
Naturalmente non si contano gli avversari politici che hanno battuto questo chiodo e di recente si è potuto vedere un certo fastidio espresso anche da parte di giornalisti che, avendo sposato la causa del M5S, sostengono il governo giallo-verde ma iniziano a mostrare insofferenza nei confronti di espressioni a dir poco sguaiate.
Per ora Salvini tiene duro e ogni giorno rincara la dose: c’è chi pensa che tutto sia legato ai ballottaggi e, quindi, ipotizza che da lunedì prossimo i toni del ministro possano cambiare in meglio.
Comunque vada, ci sembra che di espressioni infelici ne siano state già dette in abbondanza e che sia difficile riparare i danni da esse provocati nella mentalità del cittadino comune riguardo a certi problemi scottanti.
Come può un ministro della Repubblica, che – in quanto tale – dovrebbe rappresentare tutta la nazione e guidare la gestione del rispetto delle regole, parlare di “pacchia” che deve finire per gli immigrati clandestini, presentare la riduzione dei contributi ai richiedenti asilo come uno strumento per ridurre il problema dell’accoglienza, dichiarare che i Rom italiani purtroppo ce li dobbiamo tenere, parlare di censimenti in base alle etnie di appartenenza?
Ci sono poi altre dichiarazioni che, messe in relazione con la nostra storia, fanno venire i brividi: si può impunemente parlare della nascita di un asse italo-tedesco basato su una parola d’ordine? o, come ha fatto un altro ministro in televisione, di una Italia che sta finalmente alzando la testa?
C’è qualcuno che non ricorda chi usava certi termini in un passato nemmeno tanto lontano e a cosa ci ha portato la difesa di un posto al sole?
Viste le lezioni del passato, pensavamo che la politica delle contrapposizioni tra stati (almeno quelli europei) fosse ormai superata in favore della ricerca di un dialogo per il mantenimento di buoni rapporti internazionali; speriamo che questa condizione di campagna elettorale permanente non distrugga questa tendenza che si è affermata negli ultimi 70 anni.

Antonio Ricci

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