Il dovere della qualità nell’ informazione

22editorialeDa un lato i direttori di tre quotidiani americani, New York Times, Washington Post e Wall Street Journal, dall’altro i direttori dell’informazione di Google, Facebook e Twitter. Il confronto si è tenuto nei giorni scorsi a Borgo La Bagnaia (Siena) per iniziativa dell’Osservatorio Permanente dei Giovani Editori e si è sviluppato, anche con toni accesi, attorno alla domanda se e come è possibile “proteggere” il giornalismo dalle onnivore piattaforme digitali sempre più abitate dalle “fake news”.
Un fenomeno, quest’ultimo, che si è inserito nel mondo della informazione in modo tale da costringere a riflettere sulla qualità della professione giornalistica la cui missione è la ricerca e il racconto della verità. Il confronto su cartaceo ed elettronico non riguarda solo il rischio della scomparsa dei giornali cartacei, divorati da Internet, riguarda il rischio dello spegnersi dell’anima del giornalismo, dell’affievolirsi della sua passione per la verità.
All’incontro di Bagnaia l’allarme è stato colto e una risposta è venuta da Marco De Benedetti (Gruppo Editoriale): “Non si può cedere terreno alla qualità delle inchieste e dei reportage. Il nostro mestiere è sempre quello di fare il cane da guardia, non potremo però farlo bene se continuiamo a impoverirci, se non si trova una soluzione”.
Un editore richiama dunque i suoi colleghi alla responsabilità sociale e culturale, alla vocazione autentica di una impresa editoriale. Un editore rivolge un appello a trovare alleanze tra antico e nuovo perché la posta in gioco non è solo un bottino di decine di miliardi di dollari all’anno: ci sono la libertà, la democrazia, la promozione della dignità e dei diritti, il richiamo ai doveri, il risveglio della coscienza.
Non ci sono soldi, ci sono valori grandi per i quali occorre stringere alleanze non solo operative tra la carta e l’elettronica. I responsabili dell’informazione cartacea e quelli dell’informazione digitale – editori e giornalisti – hanno preso atto che rispondere alle domande di qualità è un dovere per tutti.
Si apre una strada in salita: se il cartaceo e il digitale la percorreranno insieme, a volte con qualche litigio, sarà possibile un’informazione di qualità, sarà possibile raggiungere orizzonti del pensiero e del giudizio liberi dalle nebbie delle “fake news”.

Paolo Bustaffa

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