Franco Cardini, San Francesco d’Assisi e la “dolcezza nello stare con chi vive nel bisogno”

A Massa una lectio magistrali dello storico che ha presentato il suo ultimo libro. Una iniziativa del Centro francescano di studi per il Dialogo fra i Popoli

11SanFrancesco2Nelle scorse settimane il Centro francescano internazionale di studi per il Dialogo fra i Popoli, presieduto da Maria Luisa Drago, ha organizzato nella Sala consiliare del Comune di Massa un incontro con il prof. Franco Cardini, che ha tenuto una affascinante lezione magistrale in margine alla presentazione del suo libro “Francesco d’Assisi” (Oscar Mondadori, 2017); alla manifestazione erano presenti diversi studenti che hanno seguito con interesse la relazione.
La storia va letta con gli occhi di chi l’ha vissuta e per questo ci si deve spogliare di molti attuali modi di pensare o di agire che ripetiamo nella quotidianità come fossero sempre esistiti; non solo, ma va tenuto conto anche del contesto sociale in cui i fatti sono accaduti. Francesco d’Assisi vive in un mondo che è tutto permeato dal Cristianesimo con istituzioni da tutti riconosciute e nelle quali nascono e si diffondono movimenti di popolo e sociali tesi a migliorare la vita cristiana, tanto che anche il confronto o scontro con le altre culture, come quella musulmana, viene utilizzato con quell’obiettivo.
Ora viviamo in una società che pretende di non ispirarsi al cristianesimo e, nel nostro Occidente, è dominata dall’ansia del potere e del denaro e quando si parla di Crociate come fenomeno degradante per il Cristianesimo, si dimentica che in 800 anni di storia le cinquanta Crociate combattute avranno sì e no occupato uno spazio temporale di circa settanta anni, mentre in un solo secolo di storia moderna si possono calcolare più di cinquanta anni di guerre che hanno afflitto l’umanità e che sono ancora in atto in molte aree geografiche con una crescente corsa agli armamenti, anche atomici. Non c’è paragone con le guerre del passato, fino alla Prima guerra mondiale, che ha evidenziato i rischi, le brutture e le crudeltà di una guerra combattuta con i mezzi moderni.
11SanFrancesco1Un tempo si poteva dire e si aveva la sensazione che “guerriero è bello”, un mestiere o un atto eroico; di fronte a un nemico più forte si cedevano le armi e si cercava, di regola, un accordo di pace. Vi è sempre stato un confronto tra Occidente e Oriente improntato allo scambio commerciale e quando si è reso più difficile o impraticabile il passaggio da Costantinopoli per recarsi oltre, si è tentata l’avventura di raggiungere l’estremo oriente con l’impresa di Cristoforo Colombo, che ha avuto come conseguenza – non prevista ma accaduta – di continue spogliazioni di beni ai popoli occupati.
Non interessavano le culture degli indios con i loro culti e filosofia di vita o dell’induismo con l’ascesi o del buddismo con la tensione verso un equilibrio interiore o dell’Islam stesso teso a servire Allah: interessavano e nella cultura occidentale odierna interessa solo il potere volto all’occupazione e alla spogliazione e il denaro espresso in oro.
Il Padre nostro, fin verso gli anni Sessanta del secolo ventesimo, sembrava terminasse con un invito: “Padre nostro che sei nei cieli… e restaci! qui sappiamo sbrigarcela da soli”. Cos’è la modernità occidentale? Mutuando un pensiero di Papa Giovanni Paolo II si può dire: c’era Dio, se togliamo la “D” rimane l’”Io”, che è la massima espressione dell’individualismo. Parlare di Francesco è uscire da questo tempo e mentalità: non piacere a nessuno è una iella, ma essere omologato è sparire e non avere personalità. Un eccesso di libertà annulla l’uguaglianza e un eccesso di eguaglianza annulla la libertà. Di fatto, saranno circa trentamila persone su sette miliardi di esseri umani a gestire questo sistema di libertà-eguaglianza-democrazia di cui settecento milioni godono il benessere e noi ne facciamo parte.
Francesco è amato da tutti: uomini di fede, atei o religiosi, dittatori o democratici: Mussolini, Carducci, Gandhi… ed è straordinario che un gesuita sia diventato Papa e che abbia preso espressamente il suo nome. Perché? Di fatto Francesco non era un uomo semplice né buono; era un guerriero che voleva diventare un cavaliere, un uomo di studio dedito al buon mangiare e al divertimento con predilezione per la compagnia delle donne fino a quando, a venticinque anni – un’età all’epoca di piena maturità – percorre la strada della scelta e del cambiamento: ha una metànoia! Il santo di Assisi distingue la sua vita in due: quando ero nel peccato, cioè vivevo fuori dalla consapevolezza della mia esistenza e dello scopo di dare alla vita, “mi era molto amara la vista della lebbra” (importata dall’oriente con il commercio), che produceva e produce la lenta decomposizione del corpo, che rappresentava nel contempo la lenta morte dell’anima. Il cambiamento di visione della vita lo porta alla “dolcezza nello stare con chi vive nel bisogno e insieme a lui mendicare”; nessun altro ordine religioso deve contaminare o sminuire il principio del mendicare!
Ammazzare in nome di Dio crea scandalo e si grida al fanatismo, ma ammazzare in nome del petrolio trova giustificazione. Mai fidarsi di nessuno che pretenda di avere la verità in tasca. La memoria è importante per costruirvi un ragionamento documentato e le date sono un’intelaiatura su cui costruire un discorso storico! Un libro che fa riscoprire Francesco d’Assisi e motiva a meravigliarsi con lui del creato e del mondo che ci circonda perché visto come un mendicante che guarda in faccia e negli occhi le persone verso le quali egli si inchina.

Corrado Leoni

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