Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi

Domenica 25 febbraio, seconda domenica di Quaresima
(Gen 22,1-2.9.10-13.15-18;   Rm 8,31-34;   Mc 9,2-10)

08vangeloSe i versetti del vangelo di questa domenica fossero soltanto cronaca dovremmo dedurre che Gesù, prossimo a donare la vita, è molto preoccupato; come detto, il momento della croce è vicino, ma non è quello il vero problema, sono i suoi discepoli: sei giorni prima, quando aveva annunciate la riprovazione degli anziani e la propria morte, Pietro si era chiaramente opposto.
Oltretutto, secondo le attese del popolo aveva ragione il discepolo. Le scritture, ad eccezione dei brani del servo sofferente (ma Isaia non era profeta molto amato né seguito), parlavano di gloria, di una venuta grandiosa capace di realizzare un nuovo regno.
Gesù, dopo avergli rimproverato di cercare di portarlo fuori strada, ricorda a Pietro di essere Lui la guida e lo invita a mettersi dietro, in atteggiamento di sequela. In questa situazione vi è bisogno di comprensione e di elevazione.
Se, come dice la tradizione, il monte alto sul quale sono saliti tre discepoli guidati da Gesù è il Tabor, per giungervi sarebbe servito almeno un giorno di cammino. Più probabilmente si tratta di una pagina di teologia. Il Maestro continuava a parlare, o per la via o in casa, degli eventi prossimi, la morte e risurrezione.
Tutti gli altri, incapaci di accettare eventi così traumatici, pian piano si sfilano, rimangono soltanto Pietro, Giacomo e Giovanni. Gesù, come farà poi con i discepoli di Emmaus, spiega loro il senso sia della legge di Mosè che degli oracoli dei profeti illuminati proprio dagli eventi che stanno per compiersi.
Il Cristo ha mostrato di essere in armonia con Dio Padre che lo ha riconosciuto davanti a tutti e gli ha concesso di compiere miracoli. Ora vuole che i tre comprendano che la sua missione è più grande, riguarda l’intera vita di ogni uomo. Il suo fine è mostrare cosa significhi veramente essere in contatto con Dio, cosa voglia veramente dire amare.
Agli occhi dei discepoli Gesù è protagonista di una metamorfosi, ora riescono a vederlo in una luce che mai avevano sospettato esistesse. Tutte le norme di Mosè, tutti gli ammonimenti dei salmi e tutti gli insegnamenti dei profeti acquistano il senso definitivo nel dono totale di sé.
Elevati da queste parole i tre discepoli vivono nel divino, ne è segno la nube. In quel momento sentono quanto le parole di Gesù abbiano un riscontro profondo nel loro cuore e comprendono di essere di fronte alla verità. Vorrebbero rimanere, costruire qualcosa, delle tende, per una sistemazione definitiva.
Ma comprendono anche che il dono totale di sé comporta un impegno grande, continuo e la necessità di combattere e cercare di eliminare il proprio naturale egoismo, ciò li atterrisce.
Gesù comprende quella paura e li consola con la sua presenza. Li invita a non parlare con gli altri, che avevano mostrato di non essere ancora pronti ad affrontare gli eventi culminanti della sua missione, fino a quando gli eventi che comportavano il dono totale di sé, fonte della vita per sempre, non fossero compiuti. Questa pagina, quegli insegnamenti sono validi anche per i discepoli del duemila, facciamoli nostri nel personale percorso quaresimale.

Pier Angelo Sordi

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