G7 a Taormina: tante tensioni e pochi risultati concreti

Convergenza sul terrorismo, ma nessun impegno sulla gestione dei flussi  migratori

G7_TaorminaNonostante tutte le perplessità emerse all’indomani del vertice dei G7 a Taormina, è bene dire subito che certi incontri non si possono mai considerare inutili, neppure quando partoriscono qualche timido topolino di campagna come in questo caso, suscitando più perplessità che consensi. Peggio ancora, infatti, sarebbe se gli incontri non avvenissero, segno di freddezza o di maggiore distanza tra i vari Stati.
Questo G7 è stato egemonizzato dalla presenza di Trump, al suo primo impegno internazionale di rilievo. Tutto per la sua partenza decisa nell’azione di governo, condizionata dalla determinazione di dimostrare fin da subito che in campagna elettorale non aveva fatto sparate a salve, ma detto cose che poi avrebbe mantenuto. Il tempo, come spesso accade, porterà consiglio anche a lui, facendogli assumere toni più pacati e rispettosi delle controparti? Sono in tanti a sperarlo… speriamo non inutilmente.
trump_papaAl centro dell’attenzione il presidente americano è stato anche per il suo incontro con papa Francesco. Nessuno si illudeva che la mezz’ora di colloquio privato potesse appianare le divergenze già emerse, ma, anche in questo caso, è l’incontro ad essere positivo in sé. I temi sono stati i migranti, il Medio Oriente e la tutela delle comunità cristiane. Nel colloquio, definito “cordiale”, si è parlato anche di collaborazione tra Stato e Chiesa cattolica negli Usa, soprattutto nei campi della salute, dell’educazione e dell’assistenza agli immigrati. Trump ha definito “fantastico” l’incontro col Pontefice ed ha affermato: “Non dimenticherò quello che lei mi ha detto”, assicurando il suo impegno per la pace nel mondo.
Tornando al G7, le maggiori differenze tra gli Usa e gli altri Paesi si sono registrate sui temi del cambiamento climatico globale e delle politiche energetiche, a causa della decisione di Trump di rimettere in discussione l’Accordo di Parigi. Altre difficoltà sono emerse sui rapporti commerciali internazionali, viste le intenzioni protezionistiche avanzate dall’attuale amministrazione americana.
G7_Taormina1Non è, però, neanche giusto scaricare tutte le colpe su Trump perché grandi segnali positivi non sono giunti neanche su punti nei quai quest’ultimo non ha influito in modo decisivo. Un vero e proprio smacco per l’Italia, Paese organizzatore del meeting, è stato il modo in cui è stata trattata la questione delle migrazioni: si è riconosciuto che si tratta di un problema globale, ma si è anche stabilito il diritto degli Stati a controllare i propri confini e a stabilire politiche per la sicurezza. Un modo come un altro per dire che i Paesi più esposti (tra questi il nostro) sono lasciati ancora soli ad affrontare il grave problema, senza assumere impegni concreti perché le cose cambino.
Chi volesse consolarsi potrebbe guardare al tema del terrorismo. Nella dichiarazione finale c’è l’impegno a cooperare per combattere il fenomeno attraverso azioni comuni di intelligence e uno scambio costante di informazioni, ma si tratta del minimo indispensabile in un momento come quello che stiamo vivendo. Maggiore chiarezza c’è stata sui rapporti con la Russia di Putin, al quale si chiede un atteggiamento più collaborativo al fine di risolvere il conflitto con l’Ucraina.
Cercare gli spunti positivi appare un’azione che ricorda quella messa in atto dai cercatori d’oro nei torrenti: bisogna lavorare molto di setaccio per raccogliere qualche pagliuzza. E allora si torna all’inizio, valorizzando l’incontro in sé piuttosto che i risultati che da esso sono scaturiti.

Antonio Ricci

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