Educarsi fin da piccoli al rispetto e alla non violenza

In questo mondo che tanto spesso definiamo ‘sconvolto’ dalla violenza – privata o pubblica che sia – è realmente difficile andare a cercare i segni di bene, come tanto spesso ci esorta a fare papa Francesco. Le notizie di gesti che causano dolore e morte, diffuse da strumenti che permettono un aggiornamento in tempo reale di ciò che accade nel mondo, hanno una predominanza difficile da contrastare: creano forti emozioni, vanno a risvegliare una voglia di macabro che fa la fortuna di troppe trasmissioni specializzate su certi argomenti.
La crescita di un terrorismo “fai da te”, che non necessita di grandi mezzi né di grande organizzazione, garantisce – è triste dirlo – quasi ogni giorno una notizia fresca da mettere in pagina. Troppe sono le situazioni di contrasto presenti, per lo più, in quello che una volta, nella definizione del degrado e della povertà, si fermava al Terzo mondo: da tempo si parla di Quarto mondo e, forse, non si va oltre per un senso di vergogna che ancora riesce a toccare le coscienze.
Anche questa settimana la notizia in negativo non sarebbe mancata: la nuova strage che ha colpito Istanbul merita di certo tutta l’attenzione di cui può essere capace chi ripudia la violenza.
Abbiamo, invece, scelto di dare risalto ad un evento che si ripete con fedeltà da 49 anni, organizzato dall’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, Caritas, Azione Cattolica, Pax Christi e quest’anno Chiesa di Bologna: la Marcia nazionale per la Pace che si è svolta, per l’appunto, a Bologna il 31 di gennaio.

Bologna_Marcia_Pace_2016Nonostante il martellamento di notizie che fanno pensare ad un mondo un capace di liberarsi dalla violenza e dalla guerra, continua, da 49 anni, l’impegno di quanti credono che valga la pena di perseverare nel gettare un seme che, morendo, potrà produrre molto frutto. È la storia della Marcia nazionale della Pace, che quest’anno si è svolta a Bologna: un richiamo alla fermezza nel sostenere la speranza in un mondo migliore. Una speranza che può essere trasmessa alle nuove generazioni, educandole fin dalla tenera età al rispetto e alla nonviolenza.

Dopo quanto scritto sopra, sembrerebbe che le diverse persone che in quasi mezzo secolo hanno partecipato a questa manifestazione – o ad altre simili – abbiano continuato a svolgere un esercizio inutile perché di pace nel mondo ce n’è sempre troppo poca. Eppure… non è per ingenuità che c’è chi continua a proporre iniziative che invitano a percorrere le strade della pace. Sotto a questa determinazione ci può essere un’ideologia laica, che crede nella goccia che, a lungo andare, scava la pietra; oppure un’ispirazione religiosa, nello specifico cristiana, che accoglie l’insegnamento di Gesù e crede nel gesto del seminatore e, soprattutto, che solo “se il chicco di grano, caduto in terra, […] muore, produce molto frutto”.
Si spiega così la costanza che tanti operatori di pace hanno dimostrato e continuano a dimostrare nel riproporre, ogni anno, in concomitanza con la Giornata mondiale della Pace, una marcia che, alla fine, avrà sicuramente un premio come avviene per ogni gesto sportivo, anche se nessuno sa quando potrà accadere che la pace possa regnare nel mondo.
Per contribuire al raggiungimento di questo obiettivo, ha detto a Bologna mons. Filippo Santoro, presidente della Commissione episcopale Cei, “bisogna educarsi fin da piccoli al rispetto e alla nonviolenza”.

Antonio Ricci

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