Pontremoli. L’omelia del 1° gennaio nella concattedrale
Nell’omelia del pontificale celebrato nella concattedrale di Pontremoli il primo di gennaio, il vescovo diocesano, mons. Giovanni Santucci, ha proposto ai fedeli una riflessione incentrata su tre temi legati a quel giorno così particolare: la celebrazione di Maria Santissima, Madre di Dio chiude l’Ottava di Natale, l’inizio del nuovo anno, la Giornata mondiale della Pace. Lo stupefacente titolo di “Madre di Dio” attribuito a Maria è strettamente legato al “mistero della nascita di Gesù, il Figlio di Dio che si fa uomo, uno di noi”. “C’era bisogno di questa incarnazione” perché “all’uomo nasce il peccato” e perciò “dall’uomo non può venire la redenzione”, così “Dio creatore diventa Dio redentore”. Nell’impossibilità per l’uomo di redimere la sua condizione, “Dio diventa uomo e sarà così l’uomo ad offrire a Dio il prezzo del suo riscatto”.
A chi lo accoglie, Gesù “dà la possibilità di rinascere, non più dalla carne e dal sangue, ma dall’acqua e dallo Spirito, figlio di Dio”, come afferma Paolo nella lettura proposta dalla liturgia del giorno. “La distanza incolmabile tra la divinità e l’umanità renderebbe impossibile l’affermazione di Maria ‘Madre di Dio’”; ma “Gesù è Figlio di Dio e uomo; due nature: la natura divina e quella umana, ma unica è la persona, Dio, che si unisce alle due nature. Così l’unica persona è allo stesso tempo Dio e uomo”. “Maria è la madre dell’uomo Gesù, che è il Figlio di Dio. Così posso dire che Maria è ‘Madre di Dio’”.
Sulla croce, Cristo redentore fa l’ultimo dono all’umanità: “consegna Maria come madre al discepolo Giovanni, e Maria sarà la madre nostra”. “E noi guardiamo a Maria, come modello del nostro cammino spirituale, del nostro cercare Gesù, metterci alla sua scuola, diventare suoi discepoli, essere, vivere, come Lui obbedienti al Padre e al servizio dei fratelli”. Passando al tema dell’inizio di un nuovo anno, il vescovo Giovanni ha invitato i presenti a “ringraziare il Signore per il dono del tempo, che è la dimensione più vera e più importante del nostro vivere”. È difficile cogliere questo aspetto “ossessionati come siamo dalla conquista dello spazio”, cioè dal possesso delle cose. Sono queste ultime che spesso, giorno per giorno, determinano le nostre scelte, eppure “valgono poco o niente, sono semplicemente strumenti. Il tempo è ciò che vale, che segna la vita, spesso dimenticato”. “Il tempo trascorso… lo consegniamo nelle mani di Dio” e di solito, “quando lo ricordiamo ci vengono alla mente la fatica e la sofferenza, raramente le gioie che lo hanno riempito”. Del 2016 appena finito “ricordiamo le guerre, il terremoto, i morti in cava e negli incidenti di lavoro”; dobbiamo però impegnarci a ricordare “anche le cose belle vissute e condivise”.
Dobbiamo assumerci la responsabilità delle scelte che compiamo ogni giorno ed impegnarci “a rendere bella la vita di tutti i giorni, a fare liete le persone con le quali viviamo, a fare bello il mondo”. Si può sperare di riuscirci “guardando alla meta che è Cristo, alfa e omega, principio e fine di ogni cosa, redentore e salvatore dell’uomo, di ogni uomo che Dio ama”. Il Vescovo ha quindi rivolto ai presenti l’augurio “che siamo capaci di un po’ di silenzio, per ascoltare la voce di Dio che mi chiama a vivere nella verità e nella pace”. Così si può “trovare uno spazio per la preghiera che nasce dal cuore” e la disponibilità a “metterci al servizio delle persone, soprattutto i poveri e i bisognosi”. 
Nel messaggio per la 50.ma Giornata della Pace, ha infine ricordato mons. Santucci, il Papa ha richiamato le parole che Paolo VI scrisse al momento dell’indizione della I Giornata: “È finalmente emerso chiarissimo che la pace è l’unica e vera linea dell’umano progresso (non le tensioni di ambiziosi nazionalismi, non le conquiste violente, non le repressioni apportatrici di falso ordine civile). Una pace, ha precisato il Vescovo, “fondata sul diritto e sulla giustizia”. L’impegno è per tutti gli uomini, come hanno detto gli angeli a Betlemme, ma “riguarda in particolare i cristiani” che traggono da Gesù la forza per operare in tal senso. Il Papa ha intitolato il suo messaggio: “la nonviolenza: stile di una politica per la pace”. Una nonviolenza che non consiste soltanto nel non reagire alle provocazioni, ma una nonviolenza “attiva”, che ci deve impegnare a compiere azioni di pace, “a cominciare dall’ambiente familiare o di lavoro” nei quali ci troviamo a vivere ogni giorno.
(a.r.)



