Il Volto Santo, un’icona diffusa in tutta Europa

Il Volto Santo conservato a Lucca
Il Volto Santo conservato a Lucca

Ad Aulla interessante conferenza del prof. Fulvio Cervini (Università di Firenze) sui crocifissi vestiti medievali. L’iconografia del Volto Santo è molto più europea di quanto si pensi e prima dell’affermarsi del Cristo svestito, segnato dagli esiti della dolorosa passione, ha avuto molta fortuna. La diffusione in Lunigiana per i rapporti politici ed economici con Lucca.

Non c’era solo un Volto Santo: geografia e segreti dei crocifissi vestiti medievali sono stati oggetto della conferenza tenuta a san Caprasio dal professor Fulvio Cervini, docente di Storia dell’arte medievale e Tutela dei beni culturali all’Università di Firenze, dove dirige anche la Scuola di Specializzazione in Beni storico-artistici. Siamo abituati a considerare la grande scultura di Lucca, quella di Sansepolcro (probabilmente più antica dell’icona lucchese) e quella del monastero di Bocca di Magra come le classiche raffigurazioni del Volto Santo, raffigurato vestito di una tunica.
In realtà, come ha dimostrato Cervini, l’iconografia di un Cristo con le vesti – talora con sul volto l’espressione trionfante di vittoria sulla morte, altre volte con espressioni più sofferenti – attraversa i secoli, a partire dai piccoli capolavori di oreficeria dei secoli VIII-X . Raffigurazioni drammatiche si alternano e convivono negli stessi periodi con raffigurazioni più serene: sculture di ambito germanico e sculture presenti in chiese dell’Italia centrale ci comunicano sentimenti ed emozioni che non potremo mai sapere se erano le stesse che appartenevano agli uomini del medioevo.
Nel corso della conferenza il relatore si è soffermato brevemente sul Volto Santo del monastero di Bocca di Magra, opera oggetto di un prossimo convegno che si svolgerà il 29 ottobre ed è stato studiato dal critico ed esperto d’arte Piero Donati che ne ha dimostrato l’antichità.
La sorpresa, per chi era abituato a ritenere le raffigurazioni dei Cristi vestiti circoscritte all’ambito lucchese o al massimo dell’Italia centrale, è rappresentata dalle straordinarie sculture presenti in chiese, anche modeste, dei Pirenei o della Spagna. In definitiva l’iconografia del Volto Santo è molto più europea di quanto si pensi e prima dell’affermarsi del Cristo svestito, drammaticamente segnato dagli esiti della dolorosa passione, ha avuto molta fortuna.
Ma per quanto riguarda la Lunigiana il Volto Santo della tradizione lucchese (che è ancora presente nelle chiese di Dobbiana e di Irola, ma anche in diverse immagini marmoree sparse nel territorio) probabilmente si diffuse con gli obblighi di natura politica e con i rapporti economici che Lucca aveva dalle nostre parti: i consoli di Aulla ed i rappresentanti della Pontremoli in mano a Castruccio Castracani raggiungevano il duomo di san Martino di Lucca per deporre ai piedi del Volto Santo l’offerta votiva della cera, segno non tanto di devozione quanto dell’assoggettamento politico a Lucca, che nei primi decenni del 1300 aveva già preso possesso oltre che di Pontremoli di altre comunità tra le quali Aulla.

S. Croce a Dobbiana

Il Volto Santo a Dobbiana
Il Volto Santo a Dobbiana

Il culto della Santa Croce è forse, accanto a quello dei santi dei pellegrini e/o dei viandanti in generale, uno fra i più diffusi nel territorio della Lunigiana interna e, come gli altri, ha forti attinenze con la antica viabilità. Lungo i molteplici tracciati di quelle che oggi, semplificando assai, sono definite “via Francigena” o “degli Abati” o “del Volto Santo” sono stati eretti, nel tempo, altari o edicole dedicati a questi santi, o per ringraziarli per una grazia ricevuta a fronte dei pericoli insiti in ogni trasferimento di persone o cose, o per rendere testimonianza di una fede che aveva (ed anche oggi ha) nell’immagine una dimostrazione tangibile. È questo anche il caso di Dobbiana, ove si continua a festeggiare con solennità la Santa Croce, nelle sue due date, a maggio, il 3, e a settembre, il 14. Lì – narra una leggenda presente anche altrove in situazioni analoghe (è così, ad esempio, anche reliquie conservate a Berceto) – si fermò un carro trainato da buoi e senza conducente e che trasportava il crocifisso; lì venne eretta la chiesa dedicata a San Giovanni proprio sulla direttrice che, provenendo dall’Appennino e per il passo della Crocetta, puntava verso Filattiera e Luni o Bagnone, Fivizzano, la Garfagnana e Lucca. Ancora oggi, nel pomeriggio di Santa Croce, la processione si snoda verso i campi, ove viene ripetuto il rito delle rogazioni. Del resto il legame di questa festa con il mondo dell’agricoltura ce lo ricorda anche un antico proverbio, che recita che il pastore, per procedere alla tosatura delle sue pecore, deve “lasciar passare santa Croce di maggio e non aspettare quella di settembre”.

Col tempo quello che fu un obbligo imposto dalle circostanze politiche probabilmente contribuì alla diffusione in Lunigiana del culto per l’icona del Volto Santo, di cui restano tracce in statue e dipinti della nostre chiese. La serata aullese, proposta da “Etrusca Luni” nell’ambito delle “Serate Lunigianesi” dell’Istituto Valorizzazione Castelli e dell’Associazione “Manfredo Giuliani”, è stata patrocinata dal Museo di S. Caprasio, dal Comune di Aulla e dal Centro Aullese Studi e Ricerche.

Riccardo Boggi

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