Ecco viene il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi. Nel salmo: rende giustizia agli oppressi… il Signore libera i prigionieri. In che senso questa vendetta, giustizia, liberazione? Contro chi o che cosa? Contro tutto ciò che minaccia, affligge la nostra vita. In particolare: contro la morte che vuole ingoiare il nostro essere e la paura di essa che ne consegue. Contro il “menzognero” che ci vuole separare da Dio, facendoci dubitare del suo amore di Padre, della sua signoria sulla storia, facendoci dubitare della vittoria sulla morte e della vita eterna. In questo modo il menzognero o satana ci spinge ad essere dominati e schiavi della paura della morte e per evitarla ci spinge ad essere peccatori, egoisti, centrati su se stessi e resi incapaci di amare veramente. E chi non ama è morto dentro, è infelice e vive arrabiato. È scritto nella Lettera agli Ebrei: Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Questa è la condizione delle creature umane, il dramma, l’oppressione, l’ingiustizia che soffriamo, la malattia profonda. Il Signore Gesù viene, è presente con noi per offrire a tutti questa vittoria. È il nostro Salvatore: lo invochiamo che venga a realizzare la salvezza che ci riguarda. Senza di lui la nostra vita è deserto, terra arida… steppa. Con lui che regna ed è con noi è fiore di narciso fiorito gioia… giubilo… gloria… splendore… magnificenza. Con lui: coraggio… Felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto. Si aprano i nostri occhi per vedere lo splendore del Regno di Dio in mezzo a noi. Sia illuminata la nostra povertà radicale, la morte, che nessuna ricchezza umana (denaro, successo, salute , bellezza, efficienza, affetti…) può colmare e siamo resi ricchi e consapevoli del bene che nessuno può toglierci: essere figli di Dio. Rallegriamoci di questi beni che il Signore Gesù dona introducendoci nel suo Regno che ha inaugurato nella sua Pasqua. Rallegriamoci dell’amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato in dono dal Risorto. Tutto questo è già all’opera, ma non ancora in pienezza. Forse anche noi soffriamo scandalo, delusione sull’agire di Dio. Non troviamo la sua presenza e la sua opera sufficientemente efficace, perché il male non è estirpato dal mondo, perché la nostra vita non è soddisfacente, perché ci sono tante ombre: la sofferenza degli innocenti, i disastri della natura,… Ci aiuta la parola dell’apostolo Giacomo nella seconda lettura: Siate dunque costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
Don Lucio Filippi



