Il risveglio all’alba di lunedì 24 agosto nel cuore di Roma, a piazza Indipendenza, ha portato una giornata campale, di vera e propria guerriglia urbana. La polizia è intervenuta per sgombrare alcune decine di migranti – la maggior parte rifugiati o richiedenti asilo – che dal 19 agosto erano accampati nelle aiuole centrali dopo essere stati sgomberati dagli stabili di via Curtatone.
La Caritas di Roma, il Centro Astalli, gli Scalabriniani, l’Unicef, l’Arci, Intersos e tante altre organizzazioni umanitarie presenti sul posto hanno criticato l’uso eccessivo della forza, specialmente contro famiglie, donne e bambini, chiedendo invece il rispetto dei diritti dei rifugiati, un tavolo di concertazione e una programmazione seria riguardo al problema alloggi nella capitale.
Ha espresso il suo sgomento anche mons. Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma e delegato Migrantes della Conferenza episcopale del Lazio, da tempo attento alle situazioni di marginalità e presente nei luoghi dove ci sono disagio e sofferenza. Secondo il vescovo è mancato un meccanismo di mediazione e di dialogo tra la polizia, che diceva di avere il compito di togliere di mezzo tutto, e quanti, soprattutto donne, si piazzavano davanti agli agenti. Non si capiva chi decideva, cosa c’era dietro, con chi parlare per fare intermediazione. Mons. Lojudice esprime anche perplessità circa il vero e proprio spiegamento di forze da guerriglia: quando sono entrati in azione gli idranti, con gli agenti in tenuta antisommossa, erano rimaste solo una quindicina di persone.
Il Comune aveva proposto di accogliere temporaneamente 60 rifugiati in una struttura a Torre Maura e in 4 villette private nel reatino, ma la struttura non è stata ritenuta adatta da chi l’ha visitata. Dopo aver sottolineato la necessità che queste storie, che riguardano sia gli immigrati che gli italiani, siano accompagnate nei modi dovuti – “altrimenti si sposta il problema e non si trova una soluzione” – il vicario, pur ammettendo che non è facile mediare tra le diverse parti in situazioni come questa, parla anche “della nostra incapacità cronica a metterci seriamente intorno ad un tavolo per stabilire cosa può fare ciascuno” per evitare di rendersi ridicoli. Chi ha visto quanto è accaduto dall’esterno o chi vede certi fatti dall’estero può pensare che in piazza ci fossero migliaia di persone e invece, sottolinea il vescovo, c’erano una ventina di persone fronteggiate da uno spiegamento di forze in assetto antiguerriglia: un centinaio di poliziotti con blindati e idranti per un gruppetto di donne accampate per protesta.
L’invito è rivolto alla Chiesa di Roma perché si faccia promotrice di un dialogo capace di elaborare una progettualità che porti ad evitare certi tipi di scontri.



