Nel territorio di Minucciano è legata a tutta la Lunigiana storica. Presentato il volume con le relazioni degli incontri tenuti tre anni fa in occasione degli 875 del privilegio papale di Eugenio III

Dal punto di vista amministrativo è compresa nel comprensorio della Garfagnana, ma è indubbio che la Pieve di San Lorenzo ha un legame forte e indissolubile con la Lunigiana interna. Anzi, pur appartenendo al territorio comunale di Minucciano, questo straordinario luogo di fede, simbolo di una cultura millenaria e scrigno d’arte è in tutto e per tutto parte della Lunigiana storica e non solo perché per secoli ha fatto parte dell’antica Diocesi di Luni.
Di recente l’occasione per riscoprire le sue origini, riflettere sulla sua storia e sulle influenze che ha avuto su aree anche lontane, è stata la ricorrenza degli 875 anni da quell’11 novembre 1148 quando papa Eugenio III emise il privilegio con l’elenco delle pievi che venivano riconosciute nella proprietà del Vescovo di Luni, Gottifredo. La presenza in questo elenco della “Plebem Sancti Laurentii” dunque testimonia tanto la sua importanza quanto una fondazione certo precedente che si fa risalire almeno all’XI secolo.

Nel 2023, fra gennaio e novembre, una serie di incontri ha caratterizzato non solo la vita culturale della piccola comunità che nei secoli è cresciuta attorno alla Pieve, ma anche quella dei due comprensori ai quali fa riferimento: le valli del Serchio da un lato e della Magra dall’altro. I contenuti di quei numerosi appuntamenti sono ora raccolti in un interessante volume presentato a fine luglio proprio all’interno dell’edificio sacro e possiamo ben affermare che quello con il titolo de “La Pieve di San Lorenzo. Cuore millenario di una comunità fra Lunigiana e Garfagnana” si propone come un libro da non perdere.
Curato dall’arch. Stefano Calabretta, vede i contributi anche di un’altra ventina fra storici, appassionati, tecnici ma anche di responsabili di istituzioni che hanno la responsabilità della tutela e della valorizzazione di realtà come questa. Monumenti ricchi non solo d’arte e di storia ma anche luoghi – ormai millenari – che sono punti di riferimento politico e amministrativo e soprattutto di fede per intere comunità e generazioni di fedeli.
Il libro è stato presentato la sera di sabato 25 luglio nella navata della Pieve a cura, oltre che dell’arch. Calabretta, della prof.ssa Caterina Rapetti e dell’archeologo Silvio Fioravanti, in un incontro coordinato dall’ing. Aldo Frediani presidente del Comitato Organizzatore degli eventi di tre anni fa.
Un incontro che ha visto l’intervento introduttivo di don Luca Franceschini, sacerdote della nostra diocesi nato proprio a Pieve San Lorenzo e dal 2022 direttore, a Roma, dell’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana.

Come ha ricordato la prof. Rapetti, pur mancando documenti che fissino con precisione la costruzione della Pieve, essa può essere avvenuta nell’Alto Medioevo, anche se la tradizione la riconduce al periodo di Matilde di Canossa, dunque al già noto XII secolo. Se l’analisi delle murature fa ricondurre la costruzione a maestranze arrivate dal centro nord, una delle varie ricostruzioni dell’edificio sarebbe avvenuta negli anni seguenti il 1274, nel periodo di preminenza sul territorio della potente famiglia Da Gragnana.
L’aspetto attuale dell’edificio si deve ai lavori necessari dopo i danni arrecati dal terremoto del 1920, un restauro realizzato ad opera dell’ingegnere fivizzanese Carlo Tonelli e durato sette anni.
Tra i numerosi saggi racchiusi nel volume, sono stati ricordati in particolare quelli dello stesso arch. Calabretta e del dott. Fabio Baroni, ma si segnalano anche i contributi di Anna Nancy Rozzi sui frammenti di un letto funebre rivestito d’osso e rinvenuto nella necropoli di Genicciola; di Paolo Lapi sulle visite pastorali alla Pieve dal XVI secolo; di Riccardo Boggi sul cantiere medievale in San Caprasio; di Eliana Maria Vecchi sulla pieve e il territorio come emergono dagli studi del prof. Augusto Cesare Ambrosi; di Angelo Ghiretti sulle statue stele lunigianesi. Completano l’opera gli scritti di Sauro Bonatti, Alma Ambrosi, Fabio Barbieri, Martina Colapietro, Barbara Pintucchi, Nicola Zani e dello stesso don Luca Franceschini.
Paolo Bissoli



