Nel nostro immaginario, è normale farsi dei ‘quadri’ che rappresentano i mesi dell’anno, e febbraio lo si pensa rigido, ventoso, più incline al gelo e alla neve che alla pioggia. Tuttavia, esistono pure i mesi di febbraio atlantici, umidi, piuttosto miti e negli ultimi anni si sono affezionati a questo loro volto più che a quello prettamente invernale.
La stagione fredda non è finita, ma non manca molto al suo termine meteorologico. Anche quest’anno, è parso di assistere ad un sovrapporsi di due autunni – un primo più temperato fra settembre e ottobre e un secondo più freddo da novembre in poi – anziché al dispiegarsi dell’inverno vero e proprio come eravamo abituati noi che vantiamo ormai almeno mezzo secolo di vita. Inverni dolci se ne sono sempre visti, beninteso, ma la sequenza che si è infilata da una dozzina di anni si sta consolidando senza precedenti.
Ecco, quindi, il febbraio ‘atlantico’, una festa e un bell’impegno insieme per i pluviometri, che non rischiano davvero di vedere le ragnatele!
Il succedersi di cielo grigio e di schiarite parziali non conosce posa, tanto che l’ultimo giorno di prevalenza sereno risale al 21 gennaio e, sempre durante lo scorso mese, solo altri due giorni hanno visto il dominio assoluto del sole.
Mercoledì 4 febbraio, fredda e cupa giornata con pioggia a valle e neve oltre 800-900 m, ha recato modesti accumuli nella bassa e media montagna, ma oltre i 1500 m lo spessore del manto si è incrementato parecchio.
Una neve molto altimetrica, quella dello inverno in corso, e non potrebbe essere altrimenti stanti le termiche ‘da oratorio’. Sugli alti crinali, in questi ultimi giorni, si sprofondava letteralmente nella neve e le vette erano orlate da cornici spesse 150-200 cm.
Si tratta di una neve instabile, le cui caratteristiche fisiche mutano con il succedersi senza sosta di fronti caldi e fronti freddi, effimere schiarite e bufere di vento, brevi pause di aria asciutta nella generale, forte umidità tra una fioccata e l’altra e tra depositi di galaverna e fasi di gelicidio.
La prima decade di febbraio si è congedata con la pioggia di martedì 10, avendo già assicurato il totale che sarebbe stato normale per l’intero mese. Tolto il giorno del suo esordio, le precipitazioni sono state quasi costanti dal 2 in poi con l’eccezione di domenica scorsa. Non si sono registrati apporti notevoli in un singolo giorno, bensì un costante ‘abbonamento’ all’acqua piovana; il giorno più irrorato, il 3, si è accontentato di dispensare dai 40 ai 50 mm nelle vallate e qualcosa di più presso le stazioni montane.
A causa della nuvolosità elevata, in questo scorcio iniziale di febbraio non si sono verificate gelate e neppure tenui brinate. I tentativi di schiarita, talora manifestatisi in qualche notte e mattino, sono rimasti tali senza un vero e proprio miglioramento delle condizioni atmosferiche.
Le previsioni annunciano il persistere di questa situazione che, con l’allungarsi delle giornate, proietta il terzo e più corto dei mesi invernali verso una precoce e bagnata primavera… dopo l’interminabile autunno richiamato nelle prime righe dell’articolo.
a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni



