Epstein e la sua rete globale: sesso, soldi e potere

Epstein files: un intrigo internazionale dal quale esce un sistema malato che accelera la crisi della democrazia, alimentando il detto  “destra e sinistra sono tutti uguali”. La pubblicazione dei documenti conservati dal finanziere e pedofilo americano morto nel 2019 ha reso visibile il sistema di funzionamento di un potere occidentale fondato non sulla democrazia e la trasparenza ma su relazioni informali, protezioni incrociate e ricatti.

Cracovia, 6 febbraio 2026: foto di documenti stampati disponibili presso la Biblioteca Epstein sul sito web del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (Foto NurPhoto via AFP/SIR)

“Manipolatore, ambizioso, magnetico, il diavolo”. Sono tanti gli appellativi usati per definire Jeffrey Epstein da chi lo ha conosciuto. Ma al di là del profilo personale del finanziere pedofilo, accusato sin dal 1996 di reati a sfondo sessuale, arrestato nel luglio 2019 trovato privo di vita in carcere un mese dopo, attorno alla sua figura si è materializzata una fitta tela di agganci con i potenti del mondo della politica, dell’università, della finanza, delle banche, con i miliardari globali, il jet set e le famiglie reali europee.
La diffusione sul sito del Dipartimento di Giustizia americano degli “Epstein files”, voluta dal presidente Donald Trump lo scorso novembre (3 milioni di documenti scritti, 2 mila video e 180 mila immagini) hanno trasformato Epstein in un ventilatore che oggi soffia fango in ogni direzione, mietendo vittime illustri, soprattutto nel Regno Unito, dove lo scandalo potrebbe portare anche a una caduta del governo, e negli USA, dove le reazioni alla lunga sfilza di nomi illustri legati al finanziere pedofilo appaiono più miti.

(Foto NurPhoto via AFP/SIR)

Ma a colpire, di questa vicenda, non sono soltanto gli abusi e le violenze sessuali perpetrate da Epstein e la sua rete di complici e fiancheggiatori.
Essere citati nei files non costituisce, finora, alcun reato e non rappresenta una prova di eventuale complicità nelle attività illecite di Epstein, ma impressiona la lista di nomi delle persone che hanno intrattenuto rapporti con Epstein: il principe Andrea Windsor e la ex moglie Sarah Ferguson, l’ambasciatore britannico Peter Mandelson, che avrebbe trasferito ad Epstein informazioni sensibili e riservate del governo per le quali ora rischia di cadere anche l’intero esecutivo Starmer, ma anche il miliardario Richard Branson, Michael Jackson, Steve Bannon, Brett Ratner (il regista del documentario di Melania Trump), il co fondatore di Google Sergey Brin, il mentore della sinistra radicale Noam Chomsky, l’ex ministro della Cultura francese Jack Lang, Woody Allen, Bill Clinton, David Copperfield, Mick Jagger, Bill Gates, Elon Musk e altri ancora.

Jeffrey Epstein nel 2006 (Foto da Wikipedia)

I files di Jeffrey Epstein raccontano di una élite di uomini potenti (e bianchi) in grado di governare e condizionare, sul piano politico, economico e culturale le vite di miliardi di persone, unita nell’omaggiare il finanziere o nel partecipare all’umiliazione sulle donne, molte provenienti da famiglie disgregate e contesti poveri, a sugellare una rete di abusi con esplicite venature classiste.

Epstein nel 2013 (Foto da Wikipedia)

Ma l’intreccio tra il potere del denaro e la violenza sessuale maschile era anche il cemento di una più vasta rete d’influenza sul potere mondiale e squarcia il velo su una certa élite mondiale, pronta ad aprire le sue porte a Epstein, garantendogli accesso a nuovi affari e relazioni politiche, da Tel Aviv a Parigi, da Londra a Oslo, da Mosca a Beirut. Epstein che discute con il capo del forum di Davos per capire se il vertice dei miliardari potesse “sostituire le Nazioni Unite”; Steve Bannon, guru dell’estrema destra statunitense, che nel 2018 agisce come intermediario con Epstein per trovare finanziamenti destinati a Marine Le Pen e Matteo Salvini; Peter Mandelson che mette in piedi una campagna di delegittimazione contro Jeremy Corbyn accusato di presunto, quanto inesistente, antisemitismo, costringendolo a lasciare la guida dei laburisti britannici.
E ancora, Epstein, che secondo l’FBI potrebbe essere stato un agente del Mossad, sodale del leader laburista israeliano Ehud Barak, che destina nel suo testamento 8,5 milioni di dollari all’ambasciatrice norvegese Mona Juul che con il marito Rod-Larsen negoziò gli accordi di Oslo tra israeliani e palestinesi nel 1993 (l’ambasciatrice è stata sospesa con il sospetto di avere favorito gli israeliani): questi ed altri episodi hanno reso visibile il sistema di funzionamento di un potere globale fondato su relazioni informali e protezioni incrociate, alimentando quel “destra e sinistra sono tutti uguali”, che ingrossa l’onda populista e mette ancor più in crisi la democrazia.

(Davide Tondani)