È un libro affascinante, che si dipana nei meandri del passato ma che lancia un sasso nel lago della storia le cui onde si infrangono sulle sponde del presente; si tratta del romanzo “La firma del chimico” per la casa editrice Derive Approdi, ultima fatica dello scrittore lunigianese, Giacomo Pinelli, autore nativo di Milano ma che da anni ha scelto di tornare ad abitare a Pontremoli, luogo di origine dei suoi neanche tanto lontani avi.
Così come in diversi suoi romanzi passati, Pinelli ha deciso di unire in maniera sapiente la realtà storica con l’inventiva dell’intreccio narrativo. Fulcro dell’opera è un personaggio storico realmente esistito, Giorgio Errera, docente di Chimica all’Università di Pavia, uno dei pochi professori che si rifiutarono di firmare il giuramento di fedeltà imposto nel 1931 dal regime fascista.
Errera, nel romanzo, diviene il mentore di Rodolfo Maggi, l’io narrante dell’opera che dopo avere vissuto l’orrore della Grande Guerra si ributta nella sua vita cittadina tra una dolorosa indolenza e la difficoltà nello scegliere una direzione per il proprio futuro.
Rodolfo si fa scivolare la vita assieme ai due amici con cui aveva vissuto gli anni della guerra, che molto presto si dividono per le forti contrapposizioni politiche che li allontanano: mentre uno sceglie di aderire convintamente al nascente fascismo, l’altro vi si oppone fortemente.
Maggi sembra scegliere una via di mezzo, non ama il fascismo ma senza avere il coraggio, e forse anche l’interesse, a contrapporsi al regime in maniera aperta. In questo contesto diventa fondamentale l’incontro con il professor Errera che guida Rodolfo sia nel suo percorso universitario, fino a spingerlo a diventare a sua volta docente, ma anche in quello umano, passando lunghe ore assieme nella paziente opera del restauro dei libri. Che nel contesto della distruzione della cultura e della storia da parte del regime fascista, diviene quasi un simbolo della resistenza e della rinascita attraverso il sapere.
Fino a quando Rodolfo sarà costretto a scegliere se aiutare il suo amico antifascista e l’affascinante e misteriosa Ada, sorella di sua moglie Margherita, mettendo a rischio la tranquillità famigliare ed economica che si è costruito negli anni.
Pinelli ha composto questo romanzo con una prosa elegante e dal sapore antico, una scrittura immediata, punteggiata da dialoghi in cui prevale un registro più colloquiale; una prosa apparentemente semplice, eppure abilmente disseminata di rimandi letterari, con cui Pinelli si diverte a giocare e insieme evocare, creando associazioni e sovrapposizioni.
Tutto il romanzo, scritto in una lingua misurata e pulitissima, utilizza l’idea della scrittura come processo di apprendimento e di cambiamento, un vero e proprio “romanzo di formazione” con l’evoluzione del protagonista che si trasforma nelle pagine del romanzo sotto la guida del professor Errera.
È questa maestria narrativa che rende “La firma del chimico” un libro imperdibile, capace di tenere incollati i lettori fino all’ultima pagina. L’autore dimostra la sua abilità nel trattare temi complessi con sensibilità e originalità. Il romanzo offre uno sguardo profondo sulla memoria storica e sulla capacità dell’essere umano di trovare speranza e riparazione anche nei momenti più bui della storia.
Riccardo Sordi



