Andato in scena a Bagnone nella stagione teatrale
In scena al “Quartieri” di Bagnone lo spettacolo “Baby Reindeer” (piccola renna) di Richard Gadd, basato sulle reali esperienze di abusi e stalking vissute dall’autore. Un monologo “crudo”, tradotto, per la prima volta, e messo in scena in Italia.
Sul palco Francesco Mandelli: attore, regista, sceneggiatore, conduttore… che il 26 marzo vedremo nel film “Cena di Classe”, una reunion di ex compagni di Liceo, a Milano.
Tornando alla trama, in “Baby Reindeer” si narra l’incontro casuale di un aspirante comico che lavora in un pub come barista.
Vedendo entrare una donna trasandata e in difficoltà le offre una tazza di thè. Un gesto carino che, purtroppo, evolve in un’ossessione particolarmente tossica e pericolosa in quanto Martha, la donna incontrata per caso, inizia a stalkerare Donny, in modo sempre più invasivo e insopportabile fatto di mail, messaggi vocali molto forti, creando situazioni destabilizzanti e impossibili da superare in quanto più Martha ossessiona Donny e più lui diventa dipendente entrando in una spirale assai dannosa per la vita che prova, con tutte le sue forze, a spiegare sulla scena.
Non può fare affidamento sulle denunce che si protraggono nel tempo, senza concrete e dovute soluzioni. La stalker si rivolge, a lui, con nomignolo di “piccola renna” e, solo alla fine, si capirà il perché. Martha aveva vissuto, a sua volta, traumi ed il ricordo più dolce era rimasta una “piccola renna” di peluche, unico regalo di un’infanzia tradita a conferma che i traumi subiti si trascinano incancellabili, causando sofferenze anche agli altri.
Una narrazione che esplora la psicologia della vittima e della “carnefice” mescolando commedia nera e dramma; interrogativi e illusioni per uno spettacolo potente, a tratti inquieto e tragico adatto ad un pubblico “robusto” capace di trarre nel barlume di passaggi comici, il valore delle relazioni sane.
Stiamo attraversando un tempo dove emergono spesso, troppo spesso, unioni malate di cui urge cogliere, e non sottovalutare, i sintomi iniziali senza prolungare e attendere evitando lo sfociare in drammi enormi di cui, quotidianamente, ci informano i mass media.
L’impianto scenografico è molto tecnico: una gabbia metallica; un cubo illuminato da led che cambiano colore e intensità. Immagini che rimandano all’uomo (o alla donna) ingabbiata in una relazione tossica, mentre scorrono linguaggi video.
Nel pubblico chi sorride e chi rimane scosso, sicuramente non senza indifferenza. Bravo Mandelli la cui comicità intelligente entra e filtra nei tempi dell’opera. Regia di Francesco Francipane.
Ivana Fornesi



