Camminare insieme per dare a  tutti un messaggio di speranza e un invito a farsi operatori di pace

Il viaggio di Papa Leone XIV in Turchia e in Libano. A Nicea (oggi Iznik) la celebrazione con 25 capi e rappresentanti di chiese cattoliche, ortodosse, protestanti di tutto il mondo invitati dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I

L’incontro Ecumenico di Preghiera nei pressi degli scavi archeologici dell’antica Basilica di San Neofito a Nicea (oggi Iznik) – Foto Vatican Media/SIR

“Siamo in un mondo in cui troppo spesso la religione è usata per giustificare guerre e atrocità… noi vogliamo camminare insieme, valorizzando ciò che ci unisce, demolendo i muri del preconcetto e della sfiducia, favorendo la conoscenza e la stima reciproca, per dare a tutti un forte messaggio di speranza e un invito a farsi operatori di pace”.

Doxologia nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio a Istanbul e firma della dichiarazione congiunta Foto Vatican Media/SIR

Le parole di Papa Leone XIV nella celebrazione ecumenica di sabato assieme al Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I indicano le intenzioni che hanno guidato un viaggio pastorale complesso per le tante implicazioni politiche, religiose, etniche.

Istanbul, visita alla Moschea Sultan Ahmed, la “Moschea Blu” (Foto Vatican Media/SIR)

La motivazione del viaggio in Turchia e Libano è strettamente religiosa, 1700 anni dal primo Concilio ecumenico di Nicea, ma era inevitabile che le varie tematiche, troppo spesso drammatiche, di attualità si affacciassero sui diversi eventi.
Sullo sfondo dei vari incontri c’è quindi sempre il richiamo alla convivenza, alla pace. In primo piano c’è la professione di fede (il credo). Siamo agli albori del cristianesimo che vede la sua primavera soprattutto in Asia Minore (l’attuale Turchia) e in Libano, le terre visitate da Papa Leone in questo suo primo viaggio apostolico.

Santa Messa nella Volkswagen Arena a Istanbul (Foto Vatican Media/SIR)

“Abbiamo avuto, dice il Papa, una celebrazione magnifica, molto semplice, ma anche profonda, nel sito di una delle antiche basiliche di Nicea per commemorare il grande evento dell’accordo di tutta la comunità cristiana e la professione di fede, il Credo niceno-costantinopolitano”.
In particolare a Nicea i 318 Padri conciliari definirono la divinità di Gesù. Il Papa, tuttavia ha voluto sottolineare “l’accordo di tutta la comunità cristiana”. Alla celebrazione di Iznik erano presenti 25 capi e rappresentanti di chiese di tutto il mondo (cattoliche, ortodosse, protestanti), invitati dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I.

Incontro Ecumenico e Interreligioso in Piazza dei Martiri a Beirut (Foto Vatican Media/SIR)

Ma assenze nel mondo ortodosso, come quella del Patriarca di Mosca Kirill, ricordano ferite aperte e dolorose. Per questo Leone chiede da Istanbul “nuovi momenti come quello vissuto anche con quelle Chiese che non sono potute essere presenti” ricordando il “primato dell’evangelizzazione” e che “la divisione tra i cristiani” è “ostacolo alla testimonianza”.
Mentre invita a riscoprire “l’essenzialità della fede cristiana attorno alla centralità di Cristo e alla tradizione della Chiesa” rivolge un invito per il Giubileo della redenzione del 2033: percorrere insieme un viaggio spirituale nella prospettiva di un ritorno a Gerusalemme, nel Cenacolo.

Ankara, visita al Presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdoğan (Foto Vatican Media/SIR)

Il Papa non poteva ignorare la posizione di mediatore di Erdogan nelle varie questioni riguardanti i conflitti sia in Ucraina che in Palestina, incoraggiando in ogni modo e in ogni occasione le iniziative diplomatiche.
In Libano cambia lo scenario. Da un mondo apparentemente in pace come la Turchia, si entra in un teatro di guerra. Il Paese che era definito la “Svizzera del Medio Oriente”, ora è guerra e desolazione. Tuttavia resta uno dei luoghi più cari alla fede. Lì è nato e si è sviluppato il cristianesimo. Perfino Gesù ogni tanto nella sua predicazione ha toccato Tiro e Sidone.

Papa Leone XIV in Libano: l’arrivo all’Aeroporto Internazionale di Beirut Foto Vatican Media/SIR

Gli appuntamenti sono: la tomba di San Charbel Makluf, il monaco eremita e taumaturgo, il santuario di Nostra Signora del Libano ad Harissa, l’incontro ecumenico e interreligioso in Piazza dei Martiri a Beirut, simbolo della resistenza libanese, e l’incontro con i giovani nel piazzale antistante al patriarcato di Antiochia a Bkerkè.
Il Libano è un Paese nel quale religioni ed etnie diverse convivevano da secoli. Anche oggi le 18 religioni diverse presenti sono segno che la pace e il dialogo sono possibili. Anche la preghiera ha un respiro ampio: “Per la Chiesa chiediamo comunione, unità. E per il mondo chiediamo pace, specialmente per il Libano e per tutto il Levante”.

Visita e Preghiera sulla Tomba di San Charbel Makluf presso il Monastero di San Maroun ad Annaya (Foto Vatican Media/SIR)

Nell’incontro col clero e gli operatori pastorali il Papa ha elogiato la “tenacia” del popolo libanese, esortandolo a “continuare a sperare e a lavorare per la pace, anche quando attorno tuona il rumore delle armi”.
Bisogna “impegnarci, affinché nessuno debba più fuggire dal suo Paese a causa di conflitti assurdi e spietati, e affinché chi bussa alla porta delle nostre comunità non si senta mai respinto, ma accolto con le parole: ‘Benvenuto a casa!’”.

Istanbul: Divina Liturgia e Benedizione Ecumenica con Bartolomeo I (Foto Vatican Media/SIR)

Nelle scuole aperte nonostante l’esplodere della violenza e dell’odio, spesso sotto le bombe, “oltre a dare assistenza e aiuto materiale, si impara e si insegna a condividere ‘pane, paura e speranza’, ad amare in mezzo all’odio, a servire anche nella stanchezza e a credere in un futuro diverso al di là di ogni aspettativa”.
“La vera resistenza al male non è il male, ma l’amore, capace di guarire le proprie ferite, mentre si curano quelle degli altri”.

(Giovanni Barbieri)