Un libro affascinante, che intreccia con sapienza mitologia, storia e cibo, il fresco vincitore del 20° Premio Bancarella Cucina “Atlante goloso del mito” di Marilù Oliva (Rizzoli). Un volume che coniuga due grandi passioni dell’autrice, quella per la cucina e quella per la mitologia.
Non a caso con due suoi libri precedenti “L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre” (2020) e “L’Eneide di Didone”(2022) aveva rivisitato i due classici delle letteratura epica greca e latina, dal punto di vista delle figure femminili.
Un libro quindi, che rappresenta un excursus attraverso le abitudini alimentari degli antichi e le loro credenze, soprattutto in rapporto al mito. L’autrice nel suo libro ci svela come gli antichi avessero un culto della gastronomia molto diverso da quello contemporaneo: se ad adesso si cerca (stimolati anche da molteplici programmi televisivi sulla cucina) modalità sempre più raffinate per cucinare e impiattare come stilisti, rispondendo a un elegante gusto estetico, nella Roma repubblicana, ad esempio, si perseguiva la frugalità.
Questo ovvero per quanto concerne le classi sociali più basse, perché in quelle più alte abbiamo esempi di cene luculliane, con il cibo diventava un simbolo per manifestare la propria ricchezza e il proprio status sociale.
Ma per la maggior parte della popolazione dell’epoca, ovvero per il popolo, mangiare non era, come per noi, una stimolazione dei sensi, ma una questione di sopravvivenza. Ma il libro di Marilù Oliva non si propone di essere solo un saggio gastronomico sulla cucina dell’antichità, ma piuttosto, partendo dagli usi e costumi a tavola degli antichi greci e romani, e soprattutto dai miti legati al cibo e ai singoli ingredienti, di tracciare un itinerario nella mitologia legato al gusto e alla cucina. I capitoli di questo saggio sono suddivisi per tipologia di alimento, dai cereali al pesce, dai legumi alla carne, sino ai formaggi, alla frutta e ai dolci.

Di ogni alimento si traccia una breve storia nel mondo antico, con dovizia di aneddoti, miti, curiosità sull’alimento. Ogni capitolo si conclude con ricette antiche realizzate da Apicio, gastronomo, cuoco e scrittore romano vissuto a cavallo del I secolo, basate su uno degli ingredienti trattato.
Al termine del libro c’è un menu-degustazione a tema, con quattro portare create dalla stessa autrice.
Il viaggio del volume comincia con Cerere e i suoi cereali e scopriamo che se anche oggi abbiamo tantissimi tipi di pane, gli antichi non erano da meno per la varietà di farine impiegate, per i possibili ripieni e per le forme più diverse; nel sotterraneo di un tempio greco è stato rinvenuto addirittura un pane di forma triangolare, risalente al 2000 a.C.
Passando alle verdure, certo non ci saremmo aspettati che il possente Ercole avesse come piatto preferito le fave, dalle quali derivava la sua forza. Insomma un precursore del moderno Braccio di Ferro e i suoi spinaci. Inoltre legume aveva anche un’attinenza al divino: era considerato una sorta di ponte fra la vita immanente e la vita dopo la morte.
E poi pesce e carne, con gli splendidi mosaici di Pompei che restituiscono uno spaccato delle specie ittiche che venivano maggiormente consumate, e le antiche grigliate di carne che rappresentavano un momento sacro anche per gli stessi Dei che, dall’alto della loro immortalità, potevano capire la sensazione dei mortali, di quando la vita se ne andava. Mentre per quanto riguarda i formaggi, i maestri caseari erano i ciclopi, ottimi pastori come ricorda anche il racconto di Ulisse nell’Odissea.
Ad arricchire il volume c’è un ricco ed elegante apparato iconografico con bellissime immagini che si integrano con l’argomento trattato.
Riccardo Sordi



