Benché, ad un certo punto, ottobre abbia ritrovato la propria strada di piovoso mese autunnale, non è possibile volergliene perché è stato pure generoso di sole nell’intervallo da lunedì 6 a sabato 18.
Il mese ha ‘voltato pagina’ con la ripresa delle piogge lunedì 20, fino a quel giorno limitatesi all’episodio del 4 e 5. La nuova fase perturbata, apertasi con temperature diurne più basse il 20, è proseguita con l’avvento di aria decisamente tiepida.
Dopo che pioggerella e pioviggine intermittenti hanno interessato anche mercoledì 22, il 23 ha dispensato una dose elevata di precipitazioni in omaggio all’allerta meteo arancione dichiarata dalle 10 alle 20 di giovedì scorso. La poggia ha ripreso a cadere alle 8,15 aumentando di intensità lungo la mattinata e raggiungendo punte di nubifragio fra le 11 e le 13.
Un sostenuto vento di libeccio, nel mezzodì, ha accompagnato il diluvio, specie sui rilievi montuosi e collinari più esposti, dove le raffiche del ‘marino’ hanno persino superato i 90-100 km/h. Si sono uditi dei tuoni in giro, ma l’attività temporalesca è risultata piuttosto blanda.
Nel primissimo pomeriggio, in alta Lunigiana, dove si sono registrati gli apporti pluviometrici di maggiore entità (80-90 mm a fondovalle fino ad oltre 120 in alcune stazioni montane), il fiume Magra e i suoi affluenti sono vistosamente aumentanti di livello, specie il Verde e il Gordana.
Con l’attenuazione dei rovesci dopo le 14, le piene hanno avuto tuttavia breve durata e i corsi d’acqua sono ridiscesi a livelli più tranquilli. Il grigiore e le piogge di quattro giorni lasciavano qualche dubbio circa il netto miglioramento previsto per l’indomani: e invece, venerdì 24, il sole è riuscito a trionfare!
Mentre a valle spirava una brezza da S-SE che prometteva il ritorno di addensamenti entro sera, una tesa corrente di ponente-maestro in alto ha reso possibile la gradita pausa di cielo limpido e azzurro.
Le brume apparse al tramonto e le nubi basse ‘appoggiate’ ai monti non erano, al contrario, per niente rassicuranti: infatti, intorno alle 22, dal cielo già coperto è scesa qualche goccia e, nella notte e poi lungo la giornata di sabato 25, pioviggine, piovaschi e timide schiarite si sono avvicendate allo spirare di ventilazione da Sud.
Il ritorno del libeccio e la nuvolosità hanno mantenuto più mite la temperatura minima della notte di domenica, salvo tornare a crollare la notte e all’alba di lunedì 27 al ripresentarsi delle ampie schiarite.
Dopo la prima comparsa della brina, avvenuta il 18 ottobre nelle campagne più aperte, formazione di ghiaccio al primo mattino (più da rugiada congelata che vera e propria brina) si è notata, ad esempio, su molte superfici fredde, come i parabrezza, i tetti delle auto e i campi più aperti.
In questo caso, tuttavia, non si può parlare di gelata (la temperatura non è arrivata a 0°C né tanto meno è scesa sotto), bensì di gelata superficiale, perché sulle citate superfici la temperatura è scesa a 0°C e anche leggermente sotto zero.
Infatti, al suolo o comunque su superfici che si raffreddano notevolmente, la temperatura può scendere a 0°C o di poco sotto anche quando la temperatura dell’aria (che si misura in apposite capannine o altre schermature a distanza di circa 2 metri dal suolo) è ancora sopra zero di 2-3°C.
a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni



