Dai dati dell’ISTAT ancora una conferma: il numero totale delle nascite è in costante calo. Unici dati positivi quelli delle aree alpine: Valle d’Aosta, Alto Adige e Trentino.
Mancano politiche mirate al benessere sociale e troppe donne sono ancora costrette a scegliere tra la possibilità di una carriera professionale e il desiderio della maternità

Che l’Italia sia un paese di anziani è risaputo. Questa constatazione da un lato si basa sul progressivo allungamento della speranza di vita; ma dall’altro fa i conti con una realtà allarmante: la continua diminuzione delle nascite.
Riguardo a quest’ultimo tema l’Istat ha analizzato la situazione dell’ultimo periodo e ha pubblicato i risultati in un rapporto. I dati riguardano il 2024, ma vi sono contenuti anche quelli provvisori relativi al periodo tra gennaio e luglio di quest’anno.
Le informazioni riportate, in verità, non sorprendono più di tanto. Nella sostanza infatti questi numeri confermano tendenze già avviate da tempo: il numero totale delle nascite è in costante calo, così come il numero medio di figli per donna.
Nel 2024 le nascite in Italia sono state 369.944, quasi 10.000 in meno rispetto all’anno precedente (-2,6%). Ma il dato è decrescente sin dal 2008 ed è destinato a peggiorare: confrontando anche solo il periodo gennaio-luglio di quest’anno e dello scorso si nota una diminuzione di 13mila nascite. In questi pochi mesi il tasso di natalità è passato dal 3,6 al 3,4%
La riduzione delle nascite in un anno investe sia il numero di primogeniti, sia i figli successivi. Per entrambe le variabili si può notare come sia il sud (-4,3%) a risentirne maggiormente, rispetto invece alle regioni centro-settentrionali.
Guardando nel dettaglio le singole regioni, gli unici dati positivi riguardano le aree alpine: Valle d’Aosta (+5,5%), Alto Adige (+1,9%) e Trentino (+0,6%). Emergono invece i cali più vistosi in Abruzzo (-10,2%) e Sardegna (-10,1%): un ulteriore fattore di indebolimento di un tessuto socio-economico già maggiormente penalizzato.
Il rapporto permette poi di notare come il calo delle nascite riguardi soprattutto contesti di coppia con entrambi i genitori italiani (che costituiscono il 78,2% delle nascite): -3,3% tra 2023 e 2024. Il numero di nati da coppie con almeno un genitore straniero nel 2024 è invece rimasto sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente.

Queste nascite, che costituiscono il 21,8% del totale, sono passate da 80.942 nel 2023 a 80.761 (-0,2%). Si segnala invece in controtendenza il fenomeno dei figli nati da una coppia non legalmente sposata, con percentuali in crescita. Nel 2024 questo dato si è attestato al 43,2%, con un aumento di ben 8 punti percentuali in un anno.
Riguardo al calo delle nascite, c’è da dire che una delle cause più naturali è di natura prettamente demografica, ossia la riduzione del numero di potenziali genitori.
A partire dagli anni Settanta infatti vi è stata una diminuzione costante dell’indice di fertilità: se allora la cifra era di 2 figli in media per donna, si è scesi a 1,19 nel 1995, per arrivare nel 2024 alla cifra di 1,18.
A questo vanno però aggiunte numerose ragioni di ordine socio-culturale. Molte sono ancora oggi le donne che sono costrette a scegliere tra la possibilità di una carriera professionale e il desiderio della maternità. Per non parlare poi di coloro che a causa di una gravidanza sono state licenziate.
Ampliando lo sguardo vediamo molti elementi che contribuiscono a creare un quadro di incertezza più generale: il valore sempre minore dei salari reali, la precarietà del lavoro giovanile, i prezzi delle abitazioni.
Inoltre il costo della vita sempre crescente rende impossibile per molte giovani coppie poter provvedere a tutte le spese che la presenza di un figlio porta con sé. Molti sono quindi coloro che decidono di posticipare la scelta della genitorialità, oppure di non considerarla nemmeno.
Questi ragionamenti riflettono una realtà ormai ben conosciuta e frequentemente denunciata. Tuttavia è necessario riportarli, perché evidenziano in modo emblematico come parlare del calo della natalità significhi parlare dei problemi della società tutta. È
per questo che non è più possibile cercare di “tamponare” la situazione con misure dalla portata relativamente limitata.
Gli aiuti che vengono erogati alle famiglie sotto forma di contributo economico sono certamente importanti come segno tangibile e concreto, ma non risolvono un problema dai connotati ormai emergenziali.
L’incentivo alla natalità dovrebbe passare tramite politiche mirate al benessere sociale, a specifiche tutele riguardanti la maternità e la paternità sul posto di lavoro, ad agevolazioni che permettano alle madri di non dover scegliere tra un figlio e un impiego, e a misure che consentano poi di conciliare la genitorialità con la carriera professionale.
Abbiamo bisogno di una visione a lungo termine. Non ne guadagnerebbe solo il numero delle nascite, ma anche, in una società sempre più disgregata, la considerazione della famiglia in quanto tale da parte della politica.
E proprio parlando di questi temi si è rivolto alla classe politica Papa Leone, nella sua recente visita al Quirinale: la famiglia come fondamento della società, in quanto creatrice di vita.
Mattia Moscatelli



