Trump si disimpegna, diplomazia europea assente e  in Ucraina si continua a morire

Attacchi sempre più intensi sulle infrastrutture civili ucraine. Zelensky: “Putin ride dell’inazione dell’Occidente”. E mentre emerge l’inconsistenza delle azioni diplomatiche di Trump, in Europa si pensa al riarmo e alla guerra come opportunità per tamponare il declino industriale e la recessione

(Foto Agenzia SIR)

Con la diplomazia ferma, in Ucraina si continua a combattere. Tra il 28 e il 29 settembre Mosca ha lanciato centinaia di droni e missili sulle città ucraine, uccidendo almeno sette persone; lo scorso fine settimana circa 40.000 residenti della regione di Belgorod sono rimasti senza elettricità dopo i bombardamenti ucraini sulle infrastrutture elettriche, gravemente danneggiate.
E nella notte tra sabato e domenica, in un massiccio attacco russo contro Leopoli e l’Ucraina occidentale, un drone ha sfiorato anche treno con a bordo centodieci attivisti italiani di ritorno dalla decima missione del Mean (Movimento europeo di azione non violenta) partiti da Kharkiv e diretti verso il confine polacco.

Cerimonia ecumenica al cimitero militare di Kharkiv durante il Giubileo della speranza in Ucraina (Foto Agenzia SIR)

Alla missione prendono parte 35 associazioni laiche e cattoliche. Nelle ultime settimane, con l’avvicinarsi del quarto inverno di guerra, Mosca ha intensificato gli attacchi, in particolare alla rete energetica ucraina e ai siti di produzione di gas. Parallelamente, Vladimir Putin ha annunciato l’arruolamento di 135mila soldati per l’autunno. «I russi – ha affermato il presidente Volodymyr Zelenskyj – non stanno nemmeno cercando di nascondere le loro vere intenzioni. La maggior parte degli obiettivi erano infrastrutture civili, infrastrutture ordinarie».
«Purtroppo – ha aggiunto il leader ucraino – non c’è una risposta forte e adeguata da parte della comunità internazionale a ciò che sta accadendo. Putin sta agendo in questo modo e sembra ridere dell’Occidente, del suo silenzio e della sua mancanza di azioni forti in risposta. La Russia ha respinto ogni proposta di porre fine alla guerra o anche solo di fermare gli attacchi».

(Foto AFP/SIR)

Sono parole che testimoniano l’impasse dell’iniziativa diplomatica avviata da Trump ad agosto e conclusasi con un nulla di fatto. Quando il 5 settembre Mosca operò il più devastante attacco su Kiev dall’inizio della guerra, ucraini ed europei si affrettarono a parla di un «bombardamento sulle trattative di pace», quando in realtà nessun accordo di tregua era stato raggiunto, cosa che ha fatto sentire il Cremlino autorizzato a proseguire nella sua aggressione militare.

(Foto AFP/SIR)

Era stato lo stesso Trump a dichiarare, pochi giorni dopo il vertice ferragostano in Alaska, che «potremmo arrivare a un accordo, o forse no, non lo so. Potrebbe anche darsi che [Putin e Zelensky] se la dovranno vedere da soli». Una vera e propria dichiarazione di disimpegno da parte del presidente che ambisce al Nobel per la Pace, che però secondo gli analisti non ha il sapore della neutralità: fintanto che la Casa Bianca non farà dichiarazioni politiche credibili sull’intensificarsi degli attacchi di Mosca, anziché vaghe e annoiate affermazioni come quelle del 2 ottobre («Ci occuperemo in qualche modo della Russia» avrebbe detto Trump in un’intervista), Putin si sentirà autorizzato a proseguire nella sua opera di distruzione.

Bandiere dell’Europa e dell’Ucraina a Palazzo Berlaymont a Bruxelles, sede della Commissione europea (Foto European Commission)

L’inazione diplomatica dell’Europa, in questa fase, appare in tutta la sua drammaticità. L’ipotesi di una “coalizione dei volenterosi” a guida franco-inglese, pronta a mandare uomini e mezzi in Ucraina, il clima di attesa bellica artatamente costruito dal segretario generale della Nato, che questa settimana ha dichiarato al Tg1 che «Siamo tutti in pericolo, i più avanzati missili russi potrebbero colpire Roma, Amsterdam o Londra a cinque volte la velocità del suono» e «non possono essere intercettati con i nostri sistemi antimissile tradizionali, perciò sono un gravissimo pericolo, significa che siamo tutti sul fronte orientale, non solo l’Estonia, la Polonia o la Romania, ma anche l’Italia», si alternano alle dichiarazioni sulla lentezza e l’impreparazione dell’esercito russo.

Il presidente Donald Trump

Ma un’azione diplomatica seria che scongiuri la distruzione dell’Ucraina in primo luogo e, in seconda battuta, che eviti al Continente di sprofondare in una crisi economica e politica che porterebbe la Ue alla dissoluzione, non si vede. Mentre un pezzo d’Europa, capitanato dall’Italia, si mostra vassallo fedele della disastrosa politica estera di Trump, un altro pezzo, capitanato dalla Germania, vede nel riarmo la possibilità di tamponare il declino industriale e la recessione frutto delle scelte di austerità del passato.
E mentre ancora non si è fatta chiarezza sui misteriosi sorvoli di droni sui cieli di mezza Europa, per il viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko. «L’Europa è sulla strada dell’escalation», parlando di esercitazioni sul fianco orientale della Nato «sempre più aggressive, con scenari di operazioni di atterraggio offensive e aumento delle attività di ricognizione aerea», mentre i servizi d’intelligence russi hanno accusato la Gran Bretagna di preparare un attacco a una nave ucraina «in uno dei porti europei» con il fine di «giustificare il bisogno di ulteriori aiuti militari» a Kiev.
In attesa che un sussulto di razionalità e di etica metta in moto una diplomazia europea congelata da tre anni e mezzo per “andare avanti, fino alla vittoria finale”, in Ucraina si muore e si distrugge il futuro di un popolo.

(Davide Tondani)