La Buona Novella della salvezza

Il vescovo Mario in cattedrale a Massa ha celebrato la Messa Crismale: in Gesù-Messia, cioè “unto del Signore” si manifesta il ruolo di annuncio della Sua Parola

L’olio quale dono di Dio, benedizione divina e felicità escatologica. Unguento che profuma il corpo, fortifica le membra e lenisce le piaghe. Olio che alimenta le lampade perché siano “fonte di luce” e che impregna per farsi simbolo di amore, amicizia e unione fraterna. Olio che si fa gioia e unzione regale per “penetrare e ungere” quale simbolo rappresentativo dell’azione dello Spirito Santo.
Con queste parole ha esordito il vescovo Mario nell’omelia pronunciata in occasione della S. Messa Crismale, presieduta a Massa nella Basilica Cattedrale, mercoledì 16 aprile. La Messa Crismale, celebrata in ogni diocesi del mondo nell’approssimarsi della Pasqua di Risurrezione, è quell’occasione in cui si manifesta l’intima comunione tra un Vescovo e la Chiesa della quale è pastore ma è anche il momento nel quale i sacerdoti rinnovano le promesse fatte al vescovo nel giorno della loro ordinazione sacerdotale.
Per questo accanto a mons. Vaccari si è riunito il presbiterio della chiesa massense – apuana unitamente a mons. Alberto Silvani, vescovo emerito di Volterra, alla comunità diaconale e un buon numero di religiosi e fedeli, provenienti dai vari vicariati della nostra diocesi. In Gesù-Messia, cioè “unto del Signore” – ha affermato il vescovo – si manifesta il ruolo di annuncio della Sua Parola e di “portare al Suo popolo la Buona Novella della salvezza”.
Tutti noi con il sacramento del Battesimo siamo divenuti cristiani cioè unti e chiamati a partecipare alla vita di Gesù crocifisso e risorto, l’Unto di Dio. Prima di ricevere l’acqua battesimale – ha proseguito mons. Vaccari – si viene unti con l’olio dei catecumeni che fortifica e purifica.
Dopo il Battesimo invece riceviamo l’unzione con il Sacro Crisma che ci consacra come membra del Corpo di Cristo e ci rende partecipi della sua missione di sacerdote, profeta e re, donandoci la forza dello Spirito Santo per vivere pienamente il Battesimo. Durante la Cresima poi l’unzione viene “rinnovata e portata a compimento”, sigillandoci con la pienezza dei doni dello Spirito.
Una volta plasmati e generati spiritualmente occorre l’energia “conveniente” e il movimento appropriato quale “opera dell’iniziazione” del crisma in noi. Quindi rievocando il gesto del vescovo che soffia sul recipiente aperto dove il S. Crisma è contenuto, il nostro pastore ha ricordato come quel segno richiama l’azione dello Spirito Santo che “aleggiava sulle acque” all’inizio della creazione e l’episodio del Cristo Risorto che apparve ai suoi discepoli e “soffiò” su di loro: è lo Spirito Santo infatti che consacra l’olio crismale e lo rende “segno visibile” della grazia divina.
Il vescovo si è poi soffermato a ricordare che al termine della S. Messa Crismale gli oli santi vengono affidati ai sacerdoti perché li portino nelle parrocchie per l’amministrazione dei sacramenti ai fedeli.
Questo gesto “dell’andare” nelle comunità rimanda alla missione della Chiesa. Dal Cristo in cui “tutte le profezie sono state compiute” e su cui lo Spirito di Dio riposa, i cristiani sono inseriti nel Suo mistero pasquale, partecipando al Suo sacerdozio profetico e regale e divenendo aggregati alla comunità del popolo di Dio per entrare definitivamente in quella terra di “frumento, orzo, viti, di fichi e melograni; terra di ulivi, di olio e di miele”, cioè la Terra Promessa.
Per questo “gli unti” appartengono alla schiera di coloro che vivono la vita come “illuminati, nutriti, guariti, santificati” dal Signore. Infine il vescovo si è rivolto ai sacerdoti invitandoli ad imitare lo stile del Signore, quello che Lui insegna nella sinagoga di Nazaret: uno stile di vicinanza, di compassione e di tenerezza.
Uno stile capace di camminare non come un giudice ma come il Buon Samaritano che riconosce le ferite del suo popolo, la sofferenza vissuta in silenzio, l’abnegazione e i sacrifici di tanti padri e madri per mandare avanti le loro famiglie, le conseguenze della violenza, della corruzione e dell’indifferenza portando ogni prete ad una vicinanza che permetta di “ungere le ferite” e proclamare un “anno di grazia” del Signore.
Per questo – ha concluso – il Popolo di Dio spera di trovare pastori con lo stile di Gesù e non “chierici di stato” o “professionisti del sacro”. Pastori che “sappiano” di compassione e di opportunità, uomini coraggiosi e capaci di fermarsi davanti a chi è ferito per tendergli la mano. Uomini contemplativi che, nella vicinanza al loro popolo, possano annunciare sulle piaghe del mondo la forza operante della Risurrezione: sarà dunque questo l’anno di grazia che, inaugurato dal Risorto, ci viene dato gratuitamente di vivere.
Al termine della celebrazione, unitamente agli auguri pasquali inviati dal vescovo a tutte le comunità della nostra diocesi, è stata consegnata ai sacerdoti presenti una lettera con cui si ricordano ancora le quattro vicinanze da tenere presenti per il loro ministero: a Dio, al Vescovo, agli altri sacerdoti, al popolo.

Fabio Venturini