Successo per il libro del giornalista Antonello Capurso che racconta la storia dimenticata del pugile ebreo Leone Èfrati, deportato nei campi di concentramento poco dopo aver combattuto per il titolo mondiale in America

“Sono felicissimo ed emozionatissimo. Davvero non sono serviti tutti questi anni di televisione per contenere la gioia e l’emozione che provo in questo momento. Grazie ai librai e grazie a tutti voi”. Era davvero felice ed emozionato il giornalista Antonello Capurso mentre rivolgeva queste parole al numeroso pubblico presente in piazza della Repubblica, subito dopo che il notaio, Sara Rivieri, aveva proclamato il suo libro “La piuma del ghetto” (Gallucci) il volume vincitore del 61° premio Bancarella Sport. E pensare che, come rivelato da Paolo Liguori durante la tavola rotonda con gli autori dei libri finalisti, condotta dallo stesso giornalista e dalla spigliata ed affascinante Valentina Cappelli, il libro di Capurso aveva rischiato di non essere incluso nella sestina finalista “non certo per la qualità, che non è mai stata messa in discussione, ma piuttosto perchè in questo libro la tematica sportiva è solo sfiorata”. Ma alla fine la giuria ha scelto il libro tra i finalisti “ed è fatto bene, perchè è un volume in cui lo sport si intreccia con la grande storia”. Si tratta infatti di un volume importante che racconta, come illustrato dallo stesso Capurso, la storia dimenticata di Leone Èfrati un campione del pugilato italiano. “Pensate nel 1938 va in Ameria per combattere per il titolo mondiale mentre in Italia su di lui non viene scritta una riga. E questo perchè era ebreo, e proprio mentre lui si trova negli Usa il regime fascista promulga le leggi razziali cancellandolo dagli annuari sportivi e da ogni giornale”. A quel punto restare in America sarebbe la scelta più sicura, ma Leone decide di tornare a Roma per essere vicino alla moglie Ester e alla famiglia. Ed è in Italia che viene tradito e consegnato ai nazisti. Lo deportano ad Auschwitz e poi a Ebensee/Mauthausen, dove combatte per il divertimento di kapò e delle SS.

Il libro di Capurso ha vinto il premio ottenendo 194 preferenze, a seguire con 127 voti “8000 metri di vita” di Simone Moro (Corbaccio); mentre sul gradino più basso del podio, con 122 preferenze si è posizionato “I tre: Federer, Nadal, Djokovic e il futuro del tennis” di Sagro Modei (66THAND2ND). A seguire con 95 voti “Un altro calcio è ancora possibile” di Riccardo Cucchi (People): con 75 “Al di là del muro. Storie e leggende del volley azzurro” di Maurizio Nicita (Minerva); ed infine con 47 “Luciano Spalletti, il vincente” di Enzo Bucchioni (TEA Libri). Il salotto che ha preceduto lo scrutinio dei voti è stato quindi animato da un confronto sul mondo del libro e dello sport, che ha permesso un’ampia divagazione sulla realtà sportivo visto che i volumi finalisti raccontavano di sport diversi, dal calcio e alla necessità di ritrovare la passione per questo sport e meno “spettacolarizzazione”, alle sfide delle grandi montagne per gli alpinisti, passando per il grande tennis e la storia della pallavolo con il ricordo della nazionale allenata da Julio Velasco che dominava il mondo negli anni ’90. Ad inizio serata ci sono stati i saluti del presidente della fondazione “Città del Libro”, Ignazio Landi e del sindaco di Pontremoli, Jacopo Ferri, che hanno ricordato il valore dello sport e della letteratura, ed assieme al presidente Giuseppe Benelli, anche la figura di Giorgio Cristallini, per tanti anni indimenticato presidente del premio Bancarella Sport.
(Riccardo Sordi)



