L’amore per Dio è autentico se amiamo tutti i nostri fratelli

La presenza di mons. Bettazzi nella nostra diocesi. A Pontremoli, nel 2000, predicò alle celebrazioni in onore del “Cristo Nero”

Mons. Bettazzi al convegno di Pontremoli del maggio 2000

Al ricordo di mons. Luigi Bettazzi, personaggio noto tanto all’interno come all’esterno del mondo ecclesiale, sono legati momenti significativi della vita diocesana e di Pontremoli. Partecipò, infatti, ad eventi locali in diverse occasioni, a partire dagli anni ’80 e fino all’inizio del nuovo millennio.
Sia concesso a chi scrive di aprire l’album dei ricordi alla pagina della sua presenza ai festeggiamenti che la parrocchia di S. Nicolò organizzò, in occasione del Giubileo del 2000, in onore del “Cristo Nero” lì venerato.
Per il quarto appuntamento nell’arco di un secolo (1900, 1945, 1974 e, appunto, 2000), quello che, ormai da più di un anno, già era il vescovo emerito di Ivrea, fu invitato a presiedere le celebrazioni di giovedì 14 settembre, giorno della festa dell’Esaltazione della Santa Croce.
Alle 11 la S. Messa solenne nella parrocchiale; alle 21, il canto dei Vespri, seguito dalla processione per il trasferimento del crocifisso in duomo, in vista del triduo conclusivo. Prima in S. Nicolò e poi nella concattedrale, mons. Bettazzi tenne le omelie incentrate sul messaggio che ai cristiani deriva dal sacrificio di Gesù sul Calvario e dalla contemplazione dell’immagine di Cristo crocifisso: “scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani, ma per chi crede è potenza, sapienza di Dio!” (1Cor 1,23-24). Con il sacrificio di suo Figlio, Dio “rimette le cose in ordine” ma ci chiede anche la fatica di “scontrarci con l’ordine del mondo e rinunciare a ciò di cui ci siamo inorgogliti”.
“Dio, ricordava il vescovo Luigi, vuole da noi che, prima di tutto, amiamo gli altri, a partire dai più piccini; vuole che li aiutiamo nelle sofferenze perché anche noi siamo stati aiutati. Se ci chiudiamo davanti agli altri, ci chiudiamo davanti a Dio”.
A ricordare la sua vicinanza di spirito con dom Hélder Câmara, scomparso poco più di un anno prima, nell’agosto del 1999, mons. Bettazzi ricordò una riflessione che l’arcivescovo brasiliano amava proporre.
“La croce ha un braccio teso verso il cielo: è il segno dell’amore di Dio verso di noi, che dobbiamo vivere la nostra vita come atto di amore verso di lui… Se anche noi viviamo una vita di famiglia, di lavoro, legati con Dio in ogni momento, Dio ci guarda, ci ama, ci chiama”.
Ma, aggiungeva Câmara, “un palo solo verso il cielo non fa la croce, ci vuole il braccio orizzontale, che è Gesù che si apre verso ciascuno di noi e verso ciascuno dei nostri fratelli, per farci capire che l’amore che noi viviamo giorno per giorno ha valore e ha un seguito nella misura in cui cerchiamo di amare i nostri fratelli”.
E ricordava l’insegnamento dell’apostolo Giovanni: “Se uno dice: ‘Io amo Dio’ e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv 4,20). Poi la raccomandazione “a continuare ad alzare gli occhi verso Dio… ad amarlo nei doveri di onestà, giustizia, generosità, anche se costa sacrificio, fatica, sofferenza: a Gesù è costata la morte… ma questo amore è vero e autentico se amiamo tutti i nostri fratelli: i più poveri, i sofferenti, i lontani, come lui ci ha amato” dando la sua vita sulla croce.
Mons. Luigi Bettazzi era già stato a Pontremoli il 12 maggio dello stesso anno per una conferenza organizzata dal nostro settimanale nel quadro delle iniziative culturali per il Giubileo.
In quell’occasione, il presidente di Pax Christi, aveva approfondito il tema “Solidarietà: via alla pace. La riduzione del debito dei Paesi poveri”.
Tra gli anni ‘80 e ‘90 fu un paio di volte a Carrara, ospite dei padri Gesuiti, che dal 1961 al 1999 ebbero in cura la chiesa del Carmine. Nel marzo 1998 fu ospite dell’evento pubblico organizzato a Massa dall’Azione Cattolica diocesana in occasione della IV assemblea elettiva dell’associazione.
Era il primo anno di preparazione al Giubileo del 2000 e l’intervento del presule riguardò proprio il cammino verso l’evento giubilare. Nella sua prolusione, alla riflessione sul significato storico e religioso del giubileo si associarono i temi sociali e lo sguardo sul mondo che un tale evento richiamava.
Uno sguardo approfondito sulla globalizzazione, allora agli albori, portò Bettazzi a introdurre il tema del debito estero dei paesi del Terzo Mondo e a sostenere la richiesta di Giovanni Paolo II di una remissione del debito di questi Stati come segno concreto di adesione ai principi dell’antico giubileo ebraico.

Antonio Ricci