Hans Kung, teologo discusso e appassionato

La morte di uno dei maggiori protagonisti del dibattito ecclesiale contemporaneo

Hans Kung (1928 – 2021)

Hans Kung – morto nella sua casa di Tubinga lo scorso 6 aprile – era nato a Sursee, sul lago di Sempach, in Svizzera, il 19 marzo 1928. Dopo il liceo a Lucerna, studia filosofia e teologia a Roma nella Pontificia Università Gregoriana, allievo del Collegio germanico. Diventa sacerdote nel 1954 e prosegue gli studi a Parigi, dove consegue il dottorato presso l’Institut Catholique con una tesi sulla giustificazione in Karl Barth. A soli 32 anni, diventa professore ordinario di teologia presso la Facoltà cattolica di Tubinga in Germania. In quella sede fonderà l’Istituto per la ricerca di teologia ecumenica. Negli anni 1962-1965 partecipa al Concilio Vaticano II in qualità di esperto nominato da Giovanni XXIII e lì conosce Joseph Ratzinger, allora teologo consigliere del vescovo di Colonia.
Terminato il Concilio e ritornato Tubinga, chiederà alla facoltà di accogliere Ratzinger come professore di teologia dogmatica. La loro collaborazione, a motivo delle contestazioni del ‘68, terminerà nel 1969, quando Ratzinger si trasferisce nella più calma Ratisbona. Dopo scontri burrascosi – erano entrambi su posizioni difficilmente conciliabili -, si ritroveranno un’ultima volta a Castel Gandolfo, il 24 settembre 2005, per un incontro allora definito amichevole. Nel 1970 pubblica il discusso volume sulla infallibilità pontificia, in cui dibatte il linguaggio e la modalità storica della formulazione del dogma; a causa di ciò, nel 1975, verrà richiamato dalla Congregazione per la dottrina della fede.
Nel contesto del tempo, l’aspro dibattito produsse, il18 dicembre 1979, la revoca della “missio canonica”, cioè l’autorizzazione di insegnante di teologia cattolica. Kung rimase sacerdote cattolico e conservò la sua cattedra presso l’Istituto di Ricerca Ecumenica da lui fondato, divenuto ormai autonomo dalla Facoltà Teologica.
Nel 1993 crea la fondazione Weltethos (progetto per un’etica mondiale), con l’impegno di favorire la collaborazione fra le religioni monoteistiche. Nel 1996, lasciato l’insegnamento, prosegue la sua attività di studioso e pubblicista sino alla morte.
Tra i teologi più critici in campo cattolico, circa il ruolo del papato era in modo appassionato, spesso, sopra le righe. Desideroso di una riforma morale e teologica della Chiesa, ne auspicava una radicale riforma con l’ordinazione delle donne, una maggiore partecipazione del laicato e facendo del dialogo interreligioso un pilastro della pastorale ecclesiale.
Critico verso gli ultimi pontificati, ha manifestato simpatia per papa Francesco, a cui ha inviato una lettera privata ottenendone risposta. Ma la sua avversione nei confronti della curia romana rimase lo scoglio duro e insuperato, non del tutto ingiustificato. Hanno fatto discutere anche le sue ultime esternazioni sul fine vita suo personale.
Fra le tante pubblicazioni sono degne di nota la trilogia su ebraismo, cristianesimo e islam, dove l’autore compie una accurata e seria analisi della storia delle tre fedi monoteistiche e dei loro rapporti con il mondo contemporaneo.

Pietro Pratolongo