Sabato scorso in San Caprasio ad Aulla l’incontro con il dantista cileno
È in Italia per partecipare ad un convegno su Dante Alighieri che si terrà a giorni a Ravenna, ma il suo intervento in quella sede sarà preceduto da una decina di altri appuntamenti nelle principali città italiane e, tra i tanti è già stato sabato 25 anche in Lunigiana, a san Caprasio, su invito di Mirco Manuguerra e del Centro Lunigianese di Studi Danteschi.
Parliamo del dantista cileno José Blanco Jiménez, nominato cavaliere della Repubblica da Ciampi e insignito del Gonfalone d’Argento dalla Regione Toscana: “Mi sento toscano – ha detto il professor Blanco – e mi piace venire qui in Lunigiana, come è piaciuto a Dante”. “Io dico seguitando” è l’opera del dantista cileno, membro Benemerito della Società Dantesca Italiana che riprende il tema già analizzato da Livio Galanti nel suo ultimo e omonimo lavoro, del 1995, autentico testamento spirituale del maestro.
Ancora una volta lo studioso cileno ha voluto ricordare più volte l’opera di Galanti che ancora oggi qualche “studioso” copia dimenticandosi di citarlo: proprio Galanti aveva colto e fatto rilevare come in Lunigiana sia ripresa la composizione della Divina Commedia e, a parte l’elogio alla casata Malaspina, in tanta parte dell’opera le citazioni che riguardano la nostra terra sono molteplici (Luni, Aronte e le Apuane, Lerici, il cammin corto della Magra, Alagia, il monastero del Corvo) e confermano che il Poeta questi luoghi li ha visti e vissuti.
Un incontro , anche quest’ultimo, che in fondo è stato una esegesi di altissimo livello su problematiche dantesche ancora aperte tanto che , come ha detto il professore, è singolare come in un mondo che avanza sempre più in tecnologia il pensiero di Dante si riveli sempre più moderno.
Come se non bastasse Dante col suo elogio la nostra terra può vantare ancora oggi nel mondo degli studiosi danteschi la figura rivalutata di Galanti che Manuguerra ha definito “ un mirabile studioso solitario che, , avulso come fu dai veleni accademici, nel suo studio in Val di Magra ha lasciato tracce che soltanto negli ultimi anni cominciano finalmente ad emergere in tutta la loro importanza”.
(R. Boggi)



