Comandami di venire verso di te sulle acque

Domenica 9 agosto – XIX del Tempo Ordinario
(1Re 19,9a.11-13a Rm 9,1-5 Mt 14,22-33)

Con Cristo l’uomo realizza pienamente l’essere figlio del Padre. In questa domenica la liturgia ci invita a riconsiderare le diverse occasioni che abbiamo spesso di testimoniare l’amore, l’onnipotenza di Dio, se manteniamo lo sguardo fisso su di Lui.
Anzitutto dovremmo imparare a non incasellare o limitare Dio nelle nostre categorie di conoscenza o di esperienza. La fantasia umana concepisce un Dio a sua misura, ma Dio è più grande del nostro cuore (1Gv3, 20). Imparare a fermarci alla Sua presenza, come fu richiesto ad Elia, comporta di spogliarci dei preconcetti, di abbandonare le nostre logiche umane di comprensione troppo spesso fuorvianti.
Elia non si è mai aspettato che Dio non fosse presente nel vento impetuoso e gagliardo, nel fuoco, e nemmeno nel terremoto, ma fosse proprio nel sussurro della brezza leggera. A volte vogliamo che Dio si manifesti in modo gagliardo, ma Lui dispone diversamente, come spesso anche avremmo voluto che si manifestasse in modo dolce, ma Egli invece ha rivelato la Sua onnipotenza nel permettere un’atroce sofferenza di cui nessuno capisce il motivo. Dio non può essere limitato dall’uomo anche se, incarnandosi, ha scelto di essere il suo compagno di viaggio.
San Pietro nel vangelo chiede conferma dell’identità di Cristo esprimendo il desiderio di camminare sul mare verso di Lui. Gesù lo chiama, Vieni! Alla Sua Parola Pietro riesce a camminare sul mare. Con Cristo l’uomo riesce a realizzare i suoi desideri, insieme a Cristo ogni ostacolo umano diventa occasione di rivelazione del volto di Dio, di un incontro ma soprattutto di gioia per lo scopo raggiunto. Nelle notti della vita, Cristo ci invita a stare alla Sua presenza, a tenere sempre il cuore e lo sguardo rivolti a Lui per entrare pienamente in possesso dell’eredità che ci ha promesso. Facciamo esperienza della ricchezza di cui disponiamo solo quando, consapevoli, ci impegniamo a viverla senza paura, abbandonandoci nelle Sue mani. Tale esperienza è possibile a lungo, se non ci lasciamo condizionare dalle realtà visibili, ed esistenziali.
L’impatto della realtà sulla fede non è insignificante, perché spesso ha una logica che esula dalla logica della fede, che non è illusione ma una certezza interiore, garanzia dello Spirito Santo riversato nei nostri cuori che non possiamo percepire con gli occhi. Perciò facciamo fatica a credere a lungo e passiamo velocemente a considerare il visibile, il tangibile o, meglio, quello che per noi è razionale. La fede certamente non è irrazionale ma certamente supera la pura ragione dell’uomo e chiede di fare un salto di qualità verso la pienezza di ciò che è corpo e spirito.
L’uomo si realizza pienamente quando lascia la fede illuminare la ragione senza volere imprigionare lo spirito con la sua ragione limitata. Pietro stesso un pescatore navigato si trovava a lottare tra la sua conoscenza esistenziale e la mano tesa di Dio che lo mantiene sull’acqua. Che lo Spirito Santo ci dia la forza di abbandonarci quando Dio ci chiama o ci invita a vivere pienamente l’essere immagine e somiglianza Sua.

Don Jules Ganlaky