Domenica 22 marzo – Quinta di Quaresima
(Ez 37,12-14; Rm 8,8-11; Gv 11,1-45)
Ed eccoci quasi alla fine, dopo che il Signore ci ha dimostrato la Sua onnipotenza sui sensi umani, oggi dimostra di essere Signore della vita e della morte. Abbiamo fatto un percorso lungo durante il quale Dio ci ha insegnato come spogliarci, purificare il cuore, i sensi, per vivere in continua comunione con Lui.
La liturgia odierna che precede quella della passione del Signore non può che far risaltare la signoria di Dio sulla vita stessa e non solo sui sensi. Il cieco nato era per manifestare l’opera di Dio, qui la malattia di Lazzaro non porta alla morte ma è per la gloria delle opere di Dio, affinché il Figlio di Dio venga glorificato.
Molte delle nostre domande sul mistero del male trovano qui una risposta. Molte delle nostre sofferenze non sono fine a sé stesse, sono per la gloria di Dio, diventano occasioni per la manifestazione della gloria di Dio. E, per chi pensa che a Dio non importi niente dell’uomo, veda Gesù commuoversi, piangere quando vede la sorella di Lazzaro, Maria, piangere.
Dio non è mai insensibile alle nostre sofferenze, e non si diverte a vedere soffrire gli uomini.
Lazzaro era malato e Gesù l’ha saputo prima che morisse, ma ha aspettato volutamente che la malattia facesse il suo corso fino alla morte per togliere ogni falsa sicurezza all’uomo, e restituirgli la vera speranza, Cristo Figlio di Dio.
Quante preghiere sembrano inascoltate, quante sofferenze patite fino alla morte dove Dio sembra assente. Si tratta di un vero mistero per l’uomo. Prima della settimana della passione, è importante sapere che il Figlio dell’uomo non va incontro alla morte ma va a sconfiggere la morte.
La vita comporta inevitabilmente vicende che metteranno a dura prova la fede, la nostra fiducia in Colui che ha potere su ogni cosa, sulla morte e sulla vita ma che non agisce magicamente.
Non interviene sempre secondo le nostre aspettative, e per quale motivo, nessuno lo sa fino in fondo, ma che sia il giusto modo non c’è dubbio perché Dio è l’amorevole artefice di tutto il creato. Gesù non solo ci guarisce, non solo risana i nostri sensi ma ha il potere di ridarci la vita, è capace di liberarci dall’abisso del male dove ci buttiamo, dalle peggiori perversioni, dai nostri sepolcri, dalla vera morte che è il peccato.
Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio dice Paolo (Rm3,23), e lontano dalla gloria di Dio non c’è altro che morte. Tuttavia, la grande gioia è che proprio per questo è venuto Gesù, per i peccatori, perché abbiano la vita in abbondanza (Gv10,10).
don Jules Ganlaky



