Mattarella: un filo che unisce  80 anni di Repubblica, il  presente e il futuro dell’Italia

Un 2025 non facile, l’anniversario del referendum istituzionale e il futuro affidato ai giovani nel messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso di fine anno (Foto Ufficio Stampa Presidenza della Repubblica)

Quello appena concluso è stato un anno “non facile”. Con questa precisa espressione il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto cominciare il suo tradizionale discorso di fine anno. Forse, però, anche molti di noi le hanno pensate, nell’andare con la mente a quanto avvenuto in questi dodici mesi.
Un anno che ha visto la fiducia da parte dei cittadini nelle istituzioni ai minimi storici, e nel quale gran parte del dibattito pubblico e politico ha ruotato come mai prima d’ora attorno a concetti quali “difesa” e “riarmo”.
Alla lucida analisi di quanto avvenuto durante il 2025 sullo scacchiere internazionale, con la continuazione della guerra in Ucraina e la fragile tregua nella striscia di Gaza, Mattarella è giunto ad una considerazione sul valore della pace.

(Foto Ufficio Stampa Presidenza della Repubblica)

Nelle sue parole si ritrova l’idea di una pace vissuta primariamente come moto interiore, basata sul rispetto per l’altro: un invito quindi a raccogliere il messaggio di Papa Leone, che nel primo anno di pontificato Mattarella non ha mancato di salutare.
La maggior parte del discorso però è stata dedicata all’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, che ci apprestiamo a ricordare nell’anno 2026.
A questo riguardo, ha dato subito all’occhio un elemento dal valore simbolico visibile nell’inquadratura televisiva: oltre alla bandiera italiana e a quella europea, allo stendardo della Presidenza e all’albero di Natale, erano presenti anche una copia della Costituzione e una riproduzione di una famosa fotografia, quella di una ragazza che tiene in mano la copia di un’edizione del Corriere della Sera con scritto: “È nata la Repubblica Italiana”.

La prima pagine del Corriere della Sera del 3 giugno 1946. La foto di Federico Patellani da tempo ormai divenuta il simbolo della vittoria del referendum per la Repubblica

Una foto di grande impatto, ormai entrata nell’immaginario collettivo. Da questo punto di vista, è stato un discorso efficace soprattutto nel tracciare un filo rosso capace di collegare il passato e il presente, ricordando ciò che in questi ottant’anni ha dato valore alla Repubblica sin dalle sue fondamenta e nel suo divenire, rilevandone l’importanza non solo in chiave storica ma anche riguardo all’attualità.
Il ricordo degli eventi del 1946 che hanno portato alla nascita della Repubblica passa attraverso due immagini. Mattarella ha innanzitutto riconosciuto il fondamentale contributo dato dalle donne alla fondazione della Repubblica: il suffragio universale, grazie al quale per la prima volta tutti poterono recarsi alle urne in occasione del referendum istituzionale, fu la prima evidente manifestazione del carattere democratico della nuova Repubblica.

Il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola firma la Costituzione: è il 27 dicembre 1947

Inoltre, ha ricordato il lavoro dell’Assemblea costituente, che seppe realizzare una Carta costituzionale del più alto valore: i costituenti misero da parte le proprie diversità di vedute, che pure venivano fuori nella normale attività di governo, e riuscirono a trovare una sintesi incentrata innanzitutto sulla dignità dell’uomo.
Il “filo” si è poi dipanato ripercorrendo tutti i decenni di vita della Republica attraverso alcuni avvenimenti salienti, innanzitutto la firma dei trattati di Roma del 1957, che rese l’Italia fondatrice della nuova Europa.
Sul piano interno, Mattarella ha citato il boom economico, la riforma agraria, il Piano casa, l’istituzione del servizio sanitario nazionale, il periodo del terrorismo, le grandi stragi. Ciò ha dato modo di riflettere sul valore che ancora oggi rivestono i diritti dei lavoratori, l’attenzione alle giovani coppie, l’equità delle retribuzioni, l’importanza dello stato sociale, il pluralismo televisivo.
Altrettanto meritevoli di ricordo sono poi i singoli cittadini, su tutti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nella loro opera di lotta alla mafia, che con impegno e dedizione hanno impersonato i principi fondanti della Repubblica e dato un significativo contributo a beneficio dell’intera comunità.
Ottant’anni nei quali l’Italia, da paese agricolo e scarsamente istruito, ha visto affermarsi la sua industria e la sua più alta tradizione culturale per divenire, nonostante ancora numerosi problemi, un paese ricco e sviluppato. Ma soprattutto, a rendere grande l’Italia sono stati ottant’anni di libertà, democrazia e coesione sociale.
Da qui l’appello finale ai giovani, a noi giovani, che la società spesso liquida come inaffidabili, contestatori e allo stesso tempo pretenziosi. A noi lo sprone da parte di Mattarella a costruire, tramite le proprie scelte personali, l’Italia del futuro, memori dei principi incarnati da quella generazione che ottant’anni fa seppe costruire una nuova Italia.

Mattia Moscatelli