Domenica 11 gennaio – Battesimo del Signore
(Is 42,1-4.6-7 At 10,34-38 Mt 3,13-17)
Con il battesimo del Signore, la seconda Epifania, concludiamo il tempo di Natale.
Qui a testimoniare la Sua divinità non sarà solo Giovanni il Battista, ma il Padre stesso insieme allo Spirito Santo. Gesù segue sempre la Sua logica, quella di identificarsi nell’uomo, nella folla. Solo stando vicino all’uomo riesce a far vedere la bontà e la bellezza delle cose.
Alla richiesta del Battista di distinguersi dalla folla Gesù rifiuta, e dice che sia meglio così per compiere ogni giustizia. La logica o la giustizia umana espressa da Giovanni non è di fatto trasgredita da Gesù, ma compiuta nel farsi annoverare fra i peccatori per la loro salvezza. La legge mosaica così viene compiuta, ma anche la legge dell’amore di Dio viene compiuta.
Il battesimo di Gesù ci riporta alla figura dell’amico che non abbandona mai anche quando la diversità sociale o giuridica potrebbe richiedere una distinzione, non annulla il fatto d’essere Dio e nemmeno quello di avere scelto la vita umana senza peccato. Nel Suo battesimo, che sarà consumato con il Suo sangue, Gesù purifica tutti gli uomini, quelli per i quali si è incarnato.
Fino qui la Sua rivelazione si è fatta attraverso la testimonianza degli altri. Nella prima c’erano i magi a confermare la sua regalità, qui non solo c’è il Battista ma anche le altre due persone della Trinità.
Ci insegna attraverso il suo silenzio che non è sempre necessario un’autoaffermazione, ma basta la testimonianza delle opere e di Dio stesso. Non abbiamo bisogno di incensarci da soli, lasciamo che siano le persone o, quando non ci sono, che sia Dio stesso a testimoniare della nostra buona opera.
Tutta la Sua vita ci insegna l’umiltà, la capacità di non sfoggiare le prerogative, quella di non distruggere né umiliare l’altro con i doni ricevuti, ma di camminare al passo del debole, dell’ignorante, del peccatore.
Gesù dimostra già quanto è venuto a compiere. Non una dimostrazione di forza dell’onnipotenza divina, ma quanto essa è disposta a fare per amore della creazione e per quanto contiene.
Dio si è fatto uomo per vivere in mezzo a noi, e a tutti quelli che l’accolgono. Egli dà il potere di diventare i suoi amici, non secondo le categorie dell’amicizia dell’uomo ferito, ma dell’uomo come dovrebbe essere. Vuole che contempliamo in Lui ciò per il quale siamo creati con un corpo e uno spirito.
Mettiamoci alla scuola di Maria e Giuseppe per imparare a vivere con un Dio che si fa bisognoso dell’amore nostro.
don Jules Ganlaky



