Tra fine d’anno e la Befana, qualcosa si è mosso sullo scacchiere della situazione meteorologica. Le giornate tranquille con cui si è chiuso dicembre sono state sostituite, fin dalle prime ore del nuovo anno, da un assetto meteo più dinamico.
Così, se a San Silvestro le stelle brillavano in cielo mentre i botti della mezzanotte salutavano l’ingresso del 2026, all’alba di Capodanno le nubi erano già in agguato e pronte a serrare il cielo: hanno giusto concesso al sole di levarsi a salutare i pochi già in piedi e i prati luccicanti di brina per poi addensarsi compatte a intrappolare il freddo nelle valli.
Gennaio ha preso le mosse, dunque, con una giornata di freddo fermo, silenzioso, via via più umido venendo sera, sotto le prime pioggerelle; anche l’aria è andata stemperandosi poco a poco con l’arrivo, al calare del buio, di più mite ventilazione marina, tanto che a mezzanotte i termometri avevano guadagnato 4°C in più rispetto a mezzogiorno.
Venerdì 2, poi, la temperatura si è addolcita, in media, di ben 7°C (10 in più nei valori minimi e 4 in quelli massimi) a confronto del giorno precedente. Un’altra modesta dose di pioggia scendeva nella notte, quando il gagliardo vento di libeccio si faceva rafficoso con folate oltre i 50 km/h.
La prima perturbazione dell’anno, messi in moto i pluviometri, si è disimpegnata sul finir del mattino dopo aver recato, dal tardo pomeriggio dell’1, quantitativi compresi fra i 10 e i 20 mm (16,8 a Pontremoli-Verdeno). Sabato mattina, la vista del crinale appenninico era finalmente degna della stagione invernale, anche se non si trattava di una spessa coltre: l’intonaco bianco, però, appariva per diverse ore immacolato prima che avvenissero i distacchi consueti nei punti più acclivi e rocciosi.
Da domenica 4, il vento da Nord si levava a ristabilire via via un clima più asciutto e rigido. La nuvolosità stratificata, ora più spessa e compatta e ora più tenue da far distinguere la posizione del disco solare nel cielo, non era destinata a dare origine a precipitazioni di sorta. Ad Altostrati e cirrostrati, si univano stratocumuli orografici, impegnati sia ad avvolgere i più alti crinali appenninici sia a traboccare dai valichi recando aria rigida dai quadranti settentrionali.
Il flusso d’aria si intensificava gradualmente lunedì 5 e martedì 6, soffiando con impeto e a forti raffiche soprattutto la notte e il mattino dell’Epifania, anche oltre i 50-60 km/h. Stato del cielo e agitazione atmosferica, ovviamente, contenevano l’escursione termica mantenendo il freddo più sensibile nelle ore diurne a motivo dell’abbattimento delle temperature massime.
In tali condizioni, al contrario, le temperature minime non avevano modo di scendere più di tanto e bastava già l’effetto del vento (windchill) a renderle più severe. Il transito della perturbazione con la posizione del minimo di pressione molto a sud, nel Mar Tirreno centrale, determinava precipitazioni piovose e nevose ben più a Est e a SE, tra Bologna e la Romagna, le Marche, la Toscana centro-orientale, l’Umbria e il Lazio.
Dalle analisi viste a fine dicembre, le carte in tavola erano completamente cambiate mandando all’aria tutte le previsioni: che vanno, del resto, sempre consumate ‘fresche’ tenendo conto degli ultimi aggiornamenti disponibili.
a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni



