Papa Leone XIV: i pellegrini del Giubileo come i Magi, “persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio e sentono l’esigenza di cercare”

Nella solennità dell’Epifania del Signore, il Giubileo della Speranza è giunto ufficialmente alla sua conclusione. Papa Leone XIV ha presieduto la celebrazione eucaristica e il rito di chiusura della Porta Santa.
Un gesto antico e solenne, compiuto nel silenzio carico di significato della Basilica vaticana, che ha raccolto in sé mesi di cammini, attese, fatiche e speranze affidate a Dio da milioni di uomini e donne.
Nella sua riflessione il Papa ha legato il significato della porta giubilare al mistero dell’Epifania. Come i Magi si misero in viaggio guidati dalla stella, così i pellegrini di questo Anno Santo hanno attraversato una soglia non solo materiale ma profondamente interiore, alla ricerca di luce, verità e senso. Cristo, manifestato ai popoli, resta il punto fermo di ogni autentico cammino di speranza, l’unico capace di orientare la vita personale e la storia dei popoli.

L’omelia ha richiamato anche le contraddizioni del nostro tempo. Come Gerusalemme si turbò all’arrivo dei Magi, così oggi la novità del Vangelo continua a inquietare, a provocare, a smascherare paure e resistenze. Eppure – ha ricordato il Pontefice – Dio non si presenta con la forza o con il potere ma con la mitezza di chi si fa vicino alle fragilità dell’uomo, invitando la Chiesa a non temere il dinamismo di chi cerca sinceramente il suo volto.
Il giubileo, ha sottolineato Leone XIV, ha visto il flusso di innumerevoli uomini e donne in cammino verso la città “dalle porte sempre aperte”, la Gerusalemme nuova.
Ha poi posto una domanda: Chi erano e che cosa li muoveva? Una ricerca spirituale dei “nostri contemporanei, molto più ricca di quanto forse possiamo comprendere” …

“Si, i magi esistono ancora”. Sono persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare. “Homo viator, dicevano gli antichi. Siamo vite in cammino”.
A fare da sfondo alla celebrazione i numeri imponenti dell’anno santo: oltre 33 milioni di pellegrini, anche se non ci sono semplici statistiche ma volti, storie, passi consumati dalla fede, domande portate spesso in silenzio davanti a Dio. L’arcivescovo Rino Fisichella, responsabile dell’organizzazione del giubileo, ha sottolineato come l’anno santo ha rappresentato un atto corale di fiducia, capace di generare segni concreti di speranza, chiamati però a non esaurirsi con la conclusione dell’evento.
Il giubileo è stato un tempo di ricostruzione del tessuto umano e spirituale, ricordando che la fede non è mai un’esperienza individualistica ma un cammino condiviso Il senso del rito della chiusura della Porta Santa è apparso chiaro: non si chiude un tempo di grazia ma un segno.
La vera soglia resta aperta nel cuore di chi ha incontrato Cristo ed è ora chiamato a portare la speranza ricevuta nelle pieghe ferite della storia, come luce che continua a brillare oltre ogni confine e oltre la conclusione dell’anno giubilare.
Fabio Venturini



