Intervista a Elena Fazi, nuova presidente degli insegnanti cattolici dell’Uciim. L’originaria visione personalista dell’associazione è ancora valida oggi, in una scuola e una società in profondo cambiamento

Elena Fazi, romana, psicologa e insegnante, da novembre di quest’anno è la nuova presidente dell’Uciim, l’associazione cattolica degli insegnanti, dirigenti, educatori, formatori che operano nella scuola, attiva dal 1944 e presente con delegazioni a Pontremoli e a Massa. L’associazione continua a contribuire alla vita scolastica e sociale del Paese per promuovere la scuola e la democrazia attraverso la formazione, l’associazione continua ancora a contribuire con vivacità alla vita scolastica e sociale del Paese proponendosi con iniziative culturali di formazione e di aggiornamento rivolte ai docenti.

Presidente Fazi, da oltre 80 anni l’Uciim è portatrice nel mondo dell’istruzione di una visione cristianamente orientata della scuola. Che contributo intende dare l’associazione nella scuola di oggi?
Il nostro contributo si fonda sui valori e sugli ideali indicati da Gesualdo Nosengo, che si possono sintetizzare nel suo motto/raccomandazione Prima la persona. La nostra stella polare è il personalismo cristiano, declinato nelle realtà dell’insegnamento/apprendimento. Come indicato dal titolo del nostro ultimo congresso nazionale, la nostra visione educativa ci porta a “progettare il nostro futuro insieme: in cammino per un patto educativo comune”.
La parola “insieme” lascia presumere delle alleanze.
Certo. Quello di Uciim è un progetto di costruzione del futuro da realizzare tra noi e con altri attori sociali con i quali stilare un patto di corresponsabilità nell’impegno educativo in senso ampio. Del resto la scuola è il fulcro di una rete di relazioni tra studenti, famiglie, enti locali, il vasto e prezioso mondo del volontariato e le altre istituzioni del territorio.
I patti educativi territoriali promossi dal Ministero dell’Istruzione negli anni scorsi sembrano lo strumento più adatto per perseguire questi scopi. Qual è il pensiero di Uciim rispetto ad essi?
Nei Patti educativi e territoriali bisogna riconoscere alla scuola un ruolo protagonista, demandare ad essa una visione strategica, sia per le pratiche di educazione alla cittadinanza che in essa si sperimentano – penso ad esempio ai Consigli di Istituto – sia perché essa concorre primariamente al pieno sviluppo della persona umana, accompagna la sua crescita integrale, ne coltiva l’intelligenza e il cuore, ne accende la passione per un apprendimento che durerà tutta la vita, forma cittadini via via sempre più attivi, consapevoli e responsabili.

Di pari passo con la società italiana è cambiata non poco la realtà scolastica. Come insegnanti cattolici con quale approccio intendete affrontare questi cambiamenti?
Le realtà nelle quali viviamo e lavoriamo sono multietniche e multireligiose e questo comporta la necessità di un’accoglienza attenta, solidale, aperta, fraterna, insomma: un’accoglienza cristiana. La sfida è evidenziare i valori che uniscono, accettare le differenze, rispettare la dignità di ciascuno avendo sempre ben presente il nostro dovere di educare ed educarci, tendendo a realizzare in docenti e discenti il livello più alto dei talenti di ognuno, di crescere e di aiutare a crescere come persone consapevoli e cittadini responsabili. Crediamo in una scuola di tutti e di ciascuno orientata a dare dignità a ogni singolo alunno nella sua specificità. La nostra Costituzione, al riguardo, è un punto fermo da soddisfare e realizzare.
L’Uciim rappresenta un esempio di “pastorale d’ambiente” in cui i cattolici cercano di testimoniare nei luoghi della vita sociale i valori della propria fede. Questa forma di “apostolato” come si raccorda alla vita ecclesiale nelle Diocesi?
Si raccorda poco, e di questo sono profondamente consapevole. Senza colpa di nessuno, negli ultimi decenni c’è stato un fragile legame con le Diocesi, spesso legato alla buona volontà e alle conoscenze di alcuni soci. Noi vogliamo invece strutturare un saldo rapporto di collaborazione con le Diocesi e le scuole paritarie, che possono aiutarci a capire meglio i contesti in cui operiamo e che noi possiamo aiutare a comprendere i cambiamenti che i giovani, le famiglie e quindi la società affrontano quotidianamente. Se, come ricordava papa Francesco, per educare un bambino ci vuole un intero villaggio perché non cominciare dalle nostre due realtà a educare insieme?
(Davide Tondani)



