A colloquio con don Alessio. Il protagonismo dei giovani: non “riceventi” passivi ma veri attori della vita ecclesiale
Don Alessio Bertocchi e le sfide della pastorale giovanile nella nostra diocesi: per il giovane sacerdote ordinato nel 2023, l’impegno con i ragazzi non è “solo” una parte del ministero ma è quel luogo in cui la Chiesa mostra più chiaramente il suo volto vivo. Il futuro della nostra comunità ecclesiale – spiega – passa dai giovani che sono la speranza concreta per il domani: il nostro compito è dunque quello di camminare accanto a loro, senza sostituirli e senza lasciarli soli.
Per don Alessio vivere questo ruolo significa rivestire uno stile di ascolto e di coordinamento. La pastorale giovanile – ci confida – non è “fatta” dall’ufficio preposto ma da parrocchie, associazioni, movimenti, gruppi scout. Il compito del responsabile è quello di tessere legami, creare rete tra i vari gruppi, aiutare i talenti già presenti perché possano emergere. È questa una visione che punta sul protagonismo dei giovani: non “riceventi” passivi ma veri attori della vita ecclesiale.
Negli ultimi anni, proprio grazie a questo approccio, la diocesi di Massa Carrara – Pontremoli ha visto nascere e crescere molte iniziative significative. Ne sono esempio le due celebrazioni dedicate ad adolescenti e giovani (celebrate durante il giubileo di quest’anno) e, in particolare, il giubileo dei giovani che ha visto anche organizzare (in collaborazione con gli scout del Massa 2) un pellegrinaggio a piedi verso Roma.
In Italia ci sono oltre 31.000 sacerdoti che si dedicano a tutti noi e alle nostre comunità. Testimoni del Vangelo, ogni giorno portano aiuto e speranza, senza dimenticare nessuno. Dedicandosi a tempo pieno ai luoghi in cui tutti noi possiamo sentirci accolti, far vivere le nostre passioni e mettere in luce i nostri talenti.
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Altre iniziative sono la preghiera del mattino “Adoro il…” – che si celebra in varie zone della diocesi – i campi estivi o il campo di servizio al Sermig di Torino, organizzato insieme agli Uffici Scuola e Caritas.
“Non partiamo da idee astratte – spiega don Alessio – ma dai bisogni reali dei ragazzi”. Quando è richiesta la formazione per animatori l’ufficio si impegna a offrirla così come quando è necessaria una maggior spiritualità. È così che si costruiscono percorsi come le “Dieci Parole” (attività in atto sui due poli della diocesi).
Alla base di tutto c’è la convinzione che i giovani abbiano bisogno di spazi veri e non di progetti calati dall’alto. “Loro portano l’energia, l’entusiasmo, la freschezza – prosegue il giovane sacerdote – ma hanno bisogno di appoggiarsi anche alla sapienza degli adulti e degli anziani, come succede tra preti giovani e preti più esperti”.
È una continuità generazionale che non va spezzata perché la fede si trasmette sempre attraverso relazioni vive. È così che don Alessio richiama anche la propria storia personale ricordando come la sua fede sia nata grazie a sua nonna. È lei infatti che gli ha trasmesso una fede, seppur semplice, e gli ha insegnato ad amare la Chiesa.
In questo tempo di Avvento – testimonia don Alessio – l’attesa del Signore diventa una chiave di lettura della missione tra i giovani. Il Vangelo ci invita a vegliare: in questo senso accompagnare i ragazzi significa aiutarli a tenere lo sguardo aperto, a riconoscere la presenza di Dio nelle loro vite, a camminare verso un bene più grande.
Alla vigilia della conclusione dell’anno giubilare, don Alessio ci spiega come questo periodo sia stato utile per lui ad un rinnovato slancio, al desiderio di spendersi ancora di più per la Chiesa diocesana e per i giovani: sono loro che ricordano ogni giorno perché vale la pena credere e donarsi.
È con questo auspicio che ognuno di noi deve riscoprire la propria parte nel mondo, consapevole che nella Chiesa – come ricordava Papa Francesco – c’è posto per ognuno di noi.
Fabio Venturini





