Con giovani e anziani per prendersi cura della comunità e farla crescere

L’impegno del diacono Edamo Barbieri, trent’anni di missione nel paese

Sono diacono da ormai trent’anni, e più di vent’anni fa il vescovo Mons. Binini mi affidò l’incarico di Capo comunità nella piccola parrocchia di Malgrate, arroccata sul colle all’ombra del suo castello, che è anche il mio paese natio e della mia giovinezza.
Era il 2004: il parroco, don Alfredo Arsena, ormai anziano e provato dalla malattia, era da poco deceduto. Il Vescovo nominò don Pietro Giglio come amministratore parrocchiale e affidò a me il compito di Capo comunità.
La normativa diocesana prevede questo servizio come quello di un cristiano non presbitero incaricato dal vescovo ai sensi del can. 517, 2, chiamato ad accompagnare la comunità quando il parroco non risiede stabilmente nella parrocchia.
Per un diacono, ciò significa anche prendersi cura della dimensione morale e spirituale della parrocchia, in piena comunione con il parroco o amministratore, esclusi naturalmente i sacramenti che competono ai presbiteri: Messa, confessione e unzione degli infermi.
La parrocchia, in quel tempo, era praticamente ferma: non c’erano catechismo, benedizioni delle famiglie, visite agli ammalati, tradizioni popolari; si garantivano solo la Messa prefestiva e quella domenicale. Da sempre attento alle nuove generazioni e al loro inserimento nella società che cambia, la prima necessità che avvertii fu quella di far ripartire l’iniziazione cristiana dei bambini.

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Una bella immagine del borgo di Malgrate in versione primaverile, circondato dal verde ma con l’ultima neve sull’Appennino (foto Walter Massari)

Con l’aiuto dei più grandi del percorso post-cresima, organizzammo un cammino unitario in tre dimensioni: catechesi, liturgia e carità. Una volta al mese il programma era ed è quello di recarsi a visitare gli anziani del paese nel tempo buono della primavera: momenti semplici, ma profondi e formativi, che lasciavano e lasciano segni indelebili nei ragazzi e portando grande gioia agli anziani. Poi non più classi, ma gruppi distinti per colore, per sottolineare l’idea del cammino condiviso e non scolastico.
Dopo alcuni mesi fondammo il bollettino parrocchiale La Voce di Malgrate, ancora oggi vivo e attivo. Poi nacque il gruppo giovanile che, dai pochi partecipanti iniziali, è cresciuto negli anni fino a diventare un punto di riferimento non solo per il paese, ma anche per la zona.
Tante attività, campeggi estivi e invernali, presepe vivente, sagre, camminate, feste e celebrazioni, la crescita importante del coro parrocchiale col suo maestro, hanno contribuito a creare una comunità giovane, coesa e partecipe.
I primi ragazzi cresciuti nel gruppo hanno poi raggiunto traguardi di grande valore: insegnanti, ingegneri, farmacisti, ostetriche, infermieri, avvocati e molte altre professioni. Anche chi oggi vive o lavora altrove non manca di mantenere un legame affettivo con la nostra realtà parrocchiale.
In ambito liturgico e comunitario abbiamo ripreso le benedizioni delle case, le rogazioni del 25 aprile, il rosario nei mesi di maggio e ottobre, le novene, la Via Crucis e soprattutto la visita agli anziani nelle loro abitazioni o nelle RSA della zona.
È stata, ed è, un’esperienza forte e significativa, resa possibile grazie alla presenza del parroco don Giglio, alla disponibilità della comunità, al gruppo della Sagra, ai tanti ragazzi e giovani che hanno incarnato con entusiasmo il volto vivo della parrocchia.
Il mio desiderio, oggi come allora, è che questi giovani e meno giovani continuino a sentirsi parte della comunità, radicati nella loro parrocchia e nel loro paese, e che possano essere, nella vita, membra vive di una Chiesa in cammino.

Edamo