Era iniziato con i botti (le piogge temporalesche di lunedì 1), dicembre, ma si è subito placato sfoderando una serie di giornate tranquille, dal cielo misto e all’insegna della temperatura mite.
Fino al 5, ha vegliato il vento di tramontana, tutt’altro che rigido, di natura ciclonica fra cielo spesso nuvoloso (specie il 4) e qualche gocciolata o debole piovasco fra il 4 e il 5. Con fatica, le schiarite si sono fatte strada nel fine settimana, ma il quasi totale rasserenamento non è avvenuto prima di lunedì 8.
Durante la settimana, l’aria non si è mai asciugata più di tanto neppure in presenza del vento da Nord: il valore minimo dell’umidità relativa è sceso sotto il 50% solo nelle ore del primo pomeriggio di lunedì 8, quando la tramontana già taceva da tre giorni ed era venuta a crearsi una netta inversione termica.
A dispetto di ciò, l’atmosfera ha mantenuto una certa trasparenza, e seppure non limpidissimo a fine periodo, l’orizzonte non è stato sporcato da foschia. Qualche banco di nebbia si è formato al primo mattino nel più basso fondovalle, ma senza giungere alla frequenza e alla durata che, in questa stagione, tale fenomeno può assumere.
In sintesi, si chiude una prima decade di dicembre a dir poco gradevole e senza che segnali di inverno più tosto siano alle viste.
Le temperature, fino a lunedì 8, oscillavano in media tra 2 e 4°C al di sopra della norma, mentre martedì 9, si sono allineate ai canoni climatici nel fondovalle interno. Questo, però, solo per la copertura nuvolosa subentrata al cielo sereno proprio all’aurora, nell’orario in cui, al minimo possibile di temperatura realizzatosi, succedono condizioni favorevoli per avere, nelle ore successive, una massima anch’essa inferiore alla norma.
Ora, se si deve fare affidamento su certi ‘espedienti’ fortuiti per avere valori termometrici bassi,questo significa che la situazione è davvero fuori da ogni regola. Anche guardando oltre i confini nazionali, prevalgono le anomalie positive di temperatura, un po’ in tutti i Paesi europei come negli altri continenti.
È chiaro che qualche area interessata da temperature inferiori alla norma stagionale si trova sempre, pur in un panorama sbilanciato sul versante opposto. A questo si aggrappano, spesso, i negazionisti del riscaldamento globale, dimenticando che tormente, blizzard, fiumi e laghi ghiacciati e qualsivoglia altra immagine o video della severità dell’inverno non sono destinati a sparire per sempre, tanto meno dall’oggi al domani.
Nelle aree del pianeta caratterizzate da freddo invernale intenso, continuerà a gelare e a nevicare (anche in fase di addolcimento del freddo) senza problemi.
Se i mesi più crudi, in una città russa o canadese, avevano prima una temperatura media di -8°/-10°C e si porteranno a -6°/-8°C, non per questo a gennaio vedranno spunteranno le margherite!
Si avrà, però, una minore durata del freddo estremo e della copertura nevosa al suolo. Le zone temperate, invece, dove la temperature media dei mesi più freddi oscillava già sopra e sotto zero, avvertono e avvertiranno un cambiamento più sensibile proprio a causa della particolare soglia termica discriminante tra gelo e disgelo, tra precipitazioni liquide e solide.
a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni



