Una Chiesa libera e aperta: la sfida di un’autentica attuazione
Papa Leone XIV tra i fedeli in Piazza San Pietro in occasione della Santa Messa di inizio pontificato
(Foto ANSA/SIR)

A oltre 10 anni dall’invito di Papa Francesco alla Chiesa italiana di intraprendere un percorso sinodale per ripensare se stessa e la sua missione, il documento “Lievito di pace e di speranza”, con le sue 124 proposte approvate dagli oltre ottocento delegati delle diocesi del Paese, chiude un percorso non facile e spesso non compreso.
I 4 anni di lavoro restituiscono nel documento finale dell’Assemblea sinodale nazionale l’idea espressa da Francesco di “una Chiesa libera e aperta alle sfide del presente, mai in difensiva per timore di perdere qualcosa” e, sia nei contenuti che nel metodo, archiviano la stagione dei convegni ecclesiali degli anni ‘90 e duemila, chiamati a ratificare scelte di vertice orientate a riaffermare una Chiesa che stava davanti al mondo piuttosto che immersa nella realtà umana e sociale.

(Foto Vatican Media/SIR)

L’Assemblea nazionale ha saputo guardare con lucidità le trasformazioni in corso sul piano socio-culturale ed ecclesiale e offrire percorsi di rinnovamento: nelle strutture e nelle prassi ecclesiali; nella missionarietà di una Chiesa in uscita verso tutti, senza preclusioni o esclusioni; nella capacità di farsi prossimi, con parole e stili adatti alla realtà di oggi, alle tristezze e alle angosce degli uomini e delle donne del nostro tempo.
Lo stesso stile del “camminare assieme” rappresenta una risposta profetica per una società fortemente improntata all’individualismo e che sperimenta la crisi della democrazia rappresentativa e la sfiducia nelle istituzioni. La vera sfida del percorso sinodale, tuttavia, inizia ora: è la sfida di un’autentica attuazione delle proposte e dello stile ecclesiale nelle diocesi, nelle parrocchie, nei movimenti laicali.

La Messa di chiusura della GMG presieduta da Papa Francesco al parco Tejo. (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Si tratta di rendere tutto il Popolo di Dio realmente e permanentemente partecipe e corresponsabile. Non è una sfida da poco: il percorso sinodale ha avuto sul territorio nazionale adesioni a “macchia di leopardo”, non è andato oltre una adesione formale di diversi vescovi e ha scontato le critiche e il disinteresse di tanti preti e pure di tantissimi laici, divisi tra quelli affetti da un clericalismo superiore a quello dei chierici e quelli che stanno comodamente in una Chiesa dove è confortevole la presenza di un prete che pensa a soddisfare i servizi religiosi ogni qualvolta vengono richiesti.
C’è poi il rischio che passato l’entusiasmo iniziale ci si rifugi in collaudate visioni statiche o standardizzate di Chiesa. Insomma: trasmettere i contenuti e lo stile dell’Assemblea sinodale fino alla “base” delle comunità sarà un processo lungo e non semplice.
Ma che merita pur sempre di essere intrapreso, per potere continuare ad essere lievito di speranza nel mondo di oggi.

(d.t.)