Insieme a Montenero  per invocare Maria

Sabato 27 settembre si è svolto il pellegrinaggio diocesano guidato dal vescovo

Un sabato diverso, quello vissuto a Montenero da molte persone della diocesi, che il 27 settembre hanno dato vita alla frase di un noto canto liturgico di Sequeri: “Tu da mille strade ci raduni in unità”.
Non proprio mille strade, ma sicuramente molte strade, dalla Lunigiana e dalla costa, che hanno portato al colle di Montenero, nel tradizionale pellegrinaggio diocesano al santuario della Beata Vergine delle Grazie. Sveglia presto, un caffè, la preghiera in pullman, una chiacchiera, un sonnellino; poi l’arrivo ai piedi del colle.
Qui alcuni hanno optato per il servizio della funicolare, agevolando tutte quelle persone anziane o con difficoltà deambulatorie, che ogni anno, quando sentono la parola ‘Montenero’, riacquistano la forza di partecipare; altri hanno scelto il parcheggio dei pullman, facendo quindi un pezzettino a piedi.
Davanti al piazzale sorrisi, abbracci e saluti tra persone che magari si erano viste al convegno diocesano o al festival biblico; o persone che, adesso nonne, non si vedevano dai tempi in cui erano solo mamme di figli che erano in classe insieme.
È stata anche l’occasione per salutare il parroco che qualcuno aveva fino a qualche anno fa, o il sacerdote che ha celebrato il matrimonio dei genitori. Un punto di ritrovo ma anche occasione di vita che si rinnova, che fa suo un memoriale: quello dell’appartenenza alla diocesi di Massa Carrara-Pontremoli.
Tempo di saluti, magari del secondo caffè; soprattutto tempo per una candela e una preghiera, segno delle necessità che ci hanno affidato, ma anche ‘presenza’ per chi non è riuscito a partecipare.
“Siamo qui anche per chi è rimasto a casa”, ha ricordato il vescovo fra Mario, nei saluti iniziali della celebrazione eucaristica, da lui presieduta insieme a mons. Silvani, vescovo emerito di Volterra, e da un buon numero di sacerdoti diocesani.
La Santa Messa è stata preceduta dal Santo Rosario, guidato da don Stefano Lagomarsini, direttore dell’Ufficio diocesano pellegrinaggi; una celebrazione eucaristica in cui, guidati nel canto da don Samuele Agnesini e da Renato Bruschi abbiamo inneggiato a Maria come ‘Madre di Gesù’, ‘Regina’ e ‘bella Signora’.
Anche la liturgia della Parola ha sottolineato la figura di Maria, con il racconto giovanneo delle nozze di Cana; qui, “Maria – sottolinea il vescovo- si accorge del momento di difficoltà e interviene richiamando l’attenzione di suo figlio, verbo incarnato. Dopo questo gesto esce di scena, indicando però la strada da seguire: “Fate quello che lui vi dirà”.
Il vescovo paragona la situazione di Cana al nostro oggi, dove la pace è messa in discussione e il dialogo sembra venir meno. Uno scenario in cui il drago della prima lettura, tratta dal libro dell’Apocalisse, sembra vincere; ma così non è. Sempre in relazione al ‘grande segno’ del capitolo 12 di Apocalisse (che, ricordiamo, è il testo biblico indicato dal vescovo per il nuovo anno pastorale), proprio fra Mario ha ricordato che “la donna non è Maria, ma è l’umanità; e il suo essere ‘incinta’ è un invito a sperare nell’umanità nuova”. Un richiamo forte alla speranza, e alla preghiera, anche per la situazione storica che stiamo vivendo.
Dopo la Santa Messa, cantando “Mira il tuo popolo”, siamo scesi processionalmente all’interno del santuario, per l’affidamento, da parte del vescovo, a Maria, Madonna delle Grazie. Nella preghiera abbiamo rivolto anche queste parole: “Aiutaci Maria a dire il nostro ‘sì’, nell’urgenza più imperiosa che mai di far risuonare la buona notizia di Gesù”.
Don Samuele ha ricordato anche l’appello di Papa Leone XIV, che ha chiesto di dedicare il mese di ottobre alla recita del santo rosario, per chiedere la pace. Torniamo nel nostro quotidiano rinfrancati e consapevoli che le parole rivolte ‘ieri’ a Cana, risuonano anche per noi, ‘oggi’. “Fate quello che Lui vi dirà!”.

Laura Zaccagna