“Antenne della povertà” per trasformare  la mentalità e accogliere gli ultimi

Riflessioni sulla “Dilexit Te”, l’esortazione di Papa Leone XIV

Papa Leone XIV (Foto Vatican Media/SIR)

Se ascoltiamo un telegiornale, abbiamo l’impressione di assistere ad una marcia trionfale verso traguardi che renderanno migliore la nostra vita sulla Terra.
Se, però, guardiamo dentro a questa “fiumana del progresso”, ci rendiamo conto che molti sono coloro che si perdono per strada, che non sanno salire sul treno giusto.
Costoro vengono indicati dai più come sfortunati, incapaci o semplicemente poveri. I poveri sono considerati per lo più dei falliti, persone che non sanno o non hanno saputo cogliere le occasioni.
Dobbiamo ribaltare questo modo di giudicare: questo è l’invito contenuto nella Esortazione papale Dilexit te.
Il punto di partenza di Dilexit te è l’amore di Dio per una comunità debole, “esposta alla violenza e al disprezzo”. Il Santo Padre ricorda che al di là delle definizioni di povertà, “i poveri non sono lì per caso né per un destino cieco e amaro”.
La nostra attenzione deve andare a queste persone “più deboli, più miserabili e più sofferenti” e, in particolare, alle donne, che a volte sono “doppiamente povere”. Esse, infatti, soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti.
Hanno difficoltà a trovare lavoro e quando sono assunte ricevono stipendi inferiori; in alcuni paesi, poi, sono anche escluse dalla frequenza scolastica; sono considerate inferiori agli uomini.
La condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici ed anche la Chiesa.
All’impegno concreto per i poveri occorre anche associare una trasformazione di mentalità. Dobbiamo rifiutare una cultura che scarta gli altri senza neanche accorgersene e tollera con indifferenza che milioni di persone muoiano di fame o sopravvivano in condizioni indegne dell’essere umano.

Distribuzione pasti a poveri e migranti in una mensa della Caritas (Foto Siciliani – Gennari/SIR)

Quali sono, però, le cause della povertà e le sue conseguenze?
Un tempo si considerava povero colui che non aveva i mezzi economici per il mantenimento di una famiglia, per pagare l’affitto o la scuola.
Oggi la povertà si presenta in forme variegate: non si è poveri, solo perché disoccupati o senza una casa. L’inflazione e l’aumento dei costi dei alcuni servizi fanno sì che famiglie anche con uno stipendio non possano sostenere spese impreviste, o si trovino in arretrato nel pagamento di bollette, affitto o mutuo.
Cristo ci invita a non abbassare lo sguardo, a non girarci dall’altra parte, ma a prenderci cura dei poveri, che sono nostri fratelli. Ci invita ad andare oltre alla semplice elemosina. Ci chiede di essere solidali, di operare per eliminare le cause strutturali della povertà.
Questa è la mission della Caritas, con le mense, gli ambulatori medici, i centri di accoglienza notturna, le unità di strada per assistere i senza fissa dimora, i Centri di Ascolto, “antenne della povertà” della Chiesa dai quali si lanciano continuamente dei messaggi alla comunità cristiana perché essa abbia degli spazi in cui accogliere le povertà, in cui arricchirsi di esse, portandole nel proprio cuore: “I poveri li avrete sempre con voi” (Mc14,7).

Anna Maria Pregliasco
coordinatrice Centro di Ascolto Caritas di Carrara