Il seminarista Raffaele Moscatelli ha appena concluso un’esperienza nella Repubblica del Congo. “Venga il tuo regno”: un’autentica scelta di discernimento personale, anche in vista della prossima ordinazione diaconale

Un’esperienza di “pace interiore e stupore” così Raffaele Moscatelli – seminarista diocesano che collabora nell’Unità pastorale di Pontremoli – ha definito la missione vissuta nella Repubblica del Congo, durante l’estate.
Inizialmente la richiesta del nostro Vescovo di compiere questa esperienza era apparsa difficile ed inaspettata ma ora, che si è conclusa, risulta essere stata un modo per sperimentare l’accoglienza, la genuinità e la disponibilità di tante persone.
Un percorso che si è declinato nel senso di comunione di un popolo che ha permesso a Raffaele di essere “trasportato e accompagnato” in un approccio ad un mondo ecclesiale che vive una spiritualità molto forte, seppur a tratti diversa da quella europea.
L’ambiente che si è presentato al nostro giovane è stato un immergersi nella natura ma anche un riscoprire agglomerati urbani nei quali convivono da una parte l’avanguardia delle infrastrutture dall’altra l’arretratezza nel mondo industriale.
Tra l’una e l’altra la presenza di un popolo che da ormai circa quarant’anni vive un periodo di stabilità politica e sociale. Un popolo che abita tra ville suntuose e baracche in argilla, in una combinazione di stile che si riscontra nei modi di vita.
Quella della Repubblica del Congo è dunque una realtà che si può definire “tranquilla” ma che fa soprattutto sperimentare l’impegno di molti missionari, sacerdoti e laici, che si impegnano a proclamare il Vangelo di Gesù.
Oggi – ci confida Raffaele – non si tratta più di proporre una prima evangelizzazione quanto piuttosto di introdurre un servizio che non sia soltanto filantropia ma riscoperta della dignità dell’uomo e prosecuzione della missione di redenzione iniziata dal Cristo che sfocia anche in un’idea di dottrina sociale.
Tutto l’impegno dei cristiani si può toccare con mano nei momenti liturgici dove si respira la vita di comunità e la bellezza della preghiera, sugellata da canti tipici dell’indole africana che però non anticipano “messe folcloristiche”. Questa vitalità è stata per Raffaele una scuola di universalità e cattolicità (nel senso più etimologico del termine) che sono rappresentate da un’ottica di amicizia e servizio.
Sono questi i sentimenti che hanno fatto maturare in lui la scelta di una frase del Vangelo: “Venga il tuo regno”. Una frase che si fa per il nostro amico un’autentica scelta di discernimento personale, anche in vista della prossima ordinazione diaconale. Se prima per lui pensare al diaconato significava soltanto l’impegno del celibato “per il regno dei cieli”, ora si espande invece un’ottica di impegno per annunciare lo stile di una vita missionaria che sia senza sosta e capace di operare nei confronti del mondo.
Dall’accoglienza poi presso un convento di frati minori che accoglie giovani bisognosi e permette loro di poter seguire un corso d’istruzione, Raffaele porta il saper essere presenza per le strade del mondo in un percorso che non ha confini e sovrasta anche i limiti territoriali.
Il “regno” cui allude il seminarista è allora un’autentica scelta di vita che non stimola un proselitismo quanto un annuncio concreto che è parte fondamentale dell’amore che Dio riversa su ogni persona.
Da questa universalità particolare Raffaele ha potuto percepire anche il pacifico dialogo con le altre religioni e il senso di convivenza e accoglienza reciproche che permettono di guardare oltre la povertà materiale perché ciò che più si tocca con mano è, in molti casi, la mancanza di concetti affettivi e di famiglie che accompagnino i figli.
Un accompagnamento che deve spaziare dalla cultura alla manualità, dal conservare le tradizioni al dover accogliere quelle iniziative che possono migliorare il livello lavorativo.
Hai mantenuto contatti con qualcuno e ti piacerebbe tornare in Congo?, domandiamo incuriositi a Raffaele.
“Si, vorrei tornare appena possibile quando sarò sacerdote, intanto continuo a mantenere contatti con alcuni seminaristi incontrati e con fra’ Italo [guardiano del convento dove Raffaele è stato ospitato, ndr]”.
Sei contento di questa esperienza?
“Si, il bilancio è molto positivo e ringrazio il Signore per avermi fatto superare le aspettative che avevo prima”.
Anche la nostra Redazione ringrazia il Signore per quest’esperienza che ha fatto Raffaele e gli augura che possa fruttificare per lui in ogni bene.
Fabio Venturini



